«Nel piano Legacoop si sono dimenticati degli operai Cormo»
San Martino in Rio, le dimissioni annunciate da Cavazzoni contro il piano che favorisce solo la CoopLegno di Ferrara
SAN MARTINO IN RIO. «Nel progetto che ci hanno sottoposto ieri mattina non c’era alcuna garanzia per lo stabilimento di San Martino in Rio. Questo progetto, in più, non era sorretto da un piano industriale che lo supportasse. E noi fin da subito ci siamo impegnati a garantire ai lavoratori la sopravvivenza di tutti e tre gli stabilimenti, ma il piano che ci hanno presentato non rappresentava quanto concordato». Parla ufficialmente Erio Cavazzoni, ex vice presidente di Open.Co - soggetto nato dalla fusione di Cormo con la modenese Coop Legno - illustrando i motivi che l’hanno spinto a rassegnare le dimissioni e lanciando accuse al vetriolo ai soggetti che hanno il compito di traghettare la ex Cormo verso la nuova società Serramenti Core.
«I soggetti alla guida di Serramenti Core, la nuova società che riunisce Open.Co e la ferrarese Lavoranti Legno – continua Cavazzoni – non hanno rispettato gli accordi presi in precedenza. Nel progetto non era presente lo stabilimento di San Martino in Rio e questo non rientrava negli accordi. Non c’è ancora nessuna garanzia che venga preservato e questo non va bene. Non è giusto perché non rispetta quanto ci si era detti durante tutti gli altri incontri. E non va bene perché sappiamo bene quale sarebbe la ricaduta sul territorio di una scelta del genere».
«Sono in ballo – afferma Cavazzoni – 500 posti di lavoro complessivi e altrettante famiglie: io non credo che i soggetti scelti per mettere in piedi il piano industriale abbiano le competenze necessarie per farlo».
Sottolineano la gravità del problema anche Oreste Zurlini e Giuseppe Borri, rispettivamente sindaco e vice sindaco di San Martino in Rio.
«Siamo profondamente delusi: siamo andati in Regione con la prospettiva di un piano industriale e invece no – commentano Zurlini e Borri – non ci siamo trovati di fronte a un piano accettabile per il nostro territorio. Così, dopo l’incontro di ieri abbiamo rilanciato: dovrà essere riconvocato un nuovo tavolo di confronto per ricevere un piano dove tutti e tre gli stabilimenti, modenese, reggiano e ferrarese, siano inclusi. Entro il 20 febbraio dovremo quindi essere riconvocati e speriamo che la prossima volta sia la volta buona per il futuro di questo territorio e dei suoi lavoratori».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
