Open.Co, nulla di fatto in Regione
Dopo la fumata grigia sull’intesa, l’ira dei sindacati contro il sistema cooperativo
SAN MARTINO IN RIO. La fumata “grigia” di ieri in Regione sul caso Open.Co ha scatenato le ire dei sindacati e suona come un ultimatum la data del 20 febbraio, entro la quale le sigle, insieme alle istituzioni hanno chiesto che venga riconvocato il nuovo tavolo di confronto con proposte serie e condivisibili.
«Nell’incontro in Regione non sono stati fatti passi in avanti nella ricerca di una soluzione condivisa per la crisi di Open.Co e Lavoranti in legno: tre realtà che occupano complessivamente circa 500 tra dipendenti e soci-lavoratori – commentano da Cgil Fillea regionale – Nella riunione di ieri mattina la Lega delle cooperative si è presentata con una proposta incompleta e non rispondente agli impegni assunti: un piano industriale che non risponde alla continuità produttiva di tutti e tre i siti e dei conseguenti livelli occupazionali. Un piano che vede per ora completamente assente la realtà di San Martino in Rio e per questa ragione non ricevibile. Contestualmente i commissari liquidatori delle due società hanno chiarito che è necessario avere più tempo a disposizione per proporre soluzioni compiute e coerenti con la gestione commissariale. Per quanto ci riguarda siamo fermi a quanto convenuto negli incontri precedenti e in particolare con quanto previsto dal punto 4 dell’intesa del 23 ottobre scorso e cioè: le parti ribadiscono la necessità di intraprendere un percorso di specializzazione e di complementarietà che coinvolga tutti gli stabilimenti di Ferrara, San Martino in Rio e Castelvetro, nel Modenese. Per questa ragione la Regione ha proposto di riaggiornare l’incontro che si dovrà tenere nella seconda metà di febbraio. Come Cgil confermiamo che l’unica soluzione possibile passa attraverso un piano condiviso che, oltre a tenere conto di tutti e tre i siti produttivi, dia una risposta socialmente sostenibile all’occupazione e all’economia dei singoli territori».
«Il sistema cooperativo non può cavarsela con un’operazione di pura testimonianza, socialmente ed industrialmente insostenibile» – conclude la Cgil Fillea regionale. (s.a.)
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