Ti.Bre a metà, Cispadana già inadeguata
La Regione ha “tagliato” il collegamento tra Autocisa e Autobrennero. I mezzi pesanti si riversano sulla Bassa reggiana
BRESCELLO. Quando nel 2007 venne finalmente inaugurato il tratto della Cispadana-Variante alla statale 62, da Brescello a Guastalla, tutta la Bassa reggiana tirò un sospiro di sollievo perchè finalmente il traffico veniva spostato definitivamente dall’argine del Po sulla nuova strada di cui si era favoleggiato per almeno 20 anni. La necessità della variante, allora, era dovuta soprattutto al problema della viabilità in caso di piena del Po, come si era evidenziato con le piene del 1994 e del 2000 ma i progetti originari (che prevedevano una superstrada a quattro corsie, come si evince ancora dalla larghezza dei sovrappassi) vennero ridimensionati ad una strada scorrimento veloce a due corsie (limite 90 km/orari).
Ma oggi, a quasi dieci anni da quella inaugurazione, e con l’apertura della strada provinciale 111 della val d’Enza, che collega il casello dell’Autostrada del Sole di Campegine-Terre di Canossa, con la Bassa e il ponte sul Po di Boretto, la variante Cispadana comincia ad apparire inadeguata, specialmente nel tratto sul territorio guastallese, dove vi sono ancora incroci a raso o rotatorie anziché svincoli come nel tratto brescellese-borettese e in quello luzzarese, specialmente nelle ore di punta.
E non solo perchè la Cispadana collega diverse zone industriali della Bassa, a Boretto, Brescello, Gualtieri, Guastalla e Luzzara, accentuando quindi il transito di operai e pendolari, ma anche di mezzi pesanti, ma anche perchè molti trasportatori, sia italiani che esteri, hanno “scoperto” che questo tratto di Cispadana, accorcia notevolmente i tempi di percorrenza tra l’A1 e l’A22 dai caselli di Campegine-Terre di Canossa o Parma, ai caselli di Reggiolo o Pegognaga (Mn) per chi è diretto verso nord, o viceversa, senza dover allungare il tragitto fino a Modena Nord o per evitare le frequenti code che si formano quasi quotidianamente tra Carpi e l’innesto dell’A22 sull’A1 sia in direzione di Bologna che in direzione di Reggio.
Basta vedere, ogni mattina, quanti mezzi pesanti transitano sulla Cispadana-Variante 62 in entrambe le direzioni, per capire che, al contrario di quanto ha deciso la Regione, un collegamento Ti-Bre (Tirreno-Brennero) su strada sarebbe necessario ed anzi, forse ora più di prima, per non scaricare ulteriore traffico pesante sulla Bassa reggiana.
La questione della Ti.Bre autostradale è stata molto dibattuta e anche contestata in questi mesi in provincia di Parma, con manifestazioni pro e contro che hanno diviso amministratori della Provincia (favorevoli) con quelli dei vari comuni interessati (molti dei quali contrari, anche all’interno dello stesso Pd, insieme ai movimenti ambientalisti e “grillini” che invece sostengono la Ti.Bre ferroviaria).
Alla fine, però, la Regione ha stralciato la Ti.Bre autostradale dalle opere prioritarie per il prossimo quinquenio, lo stesso piano che, al contrario, contempla come prioritarie l’Autostrada Cispadana (da Reggiolo a Ferrara) e la bretella Camopogalliano-Sassuolo, come prolungamento dell’Autobrennero. La storica Ti.Bre quindi, che dovrebbe collegare l’A15 della Cisa all’A22 (da Fontevivo di Parma fino a Nogarole Rocca, attraverso le province di Parma, Cremona, Mantova e Verona) non si farà, ad eccezione, pare, del 1° stralcio, quello che collegherà lo svincolo dell’A15 sull’A1 fino a Trecasali, nella Bassa parmense, dove era previsto il primo casello della Ti.Bre. E poi?
A Trecasali l’autostrada finirià in aperta campagna, o al massimo sarà collegata con il vicino ponte “Giuseppe Verdi” sul Po, per raccogliere il traffico da e per la provincia di Cremona ma anche - è fin troppo evidente guardando una cartina - anche quello da e per la Bassa reggiana, soprattutto nel caso venga completata la Cispadana da Brescello a Colorno, sul territorio parmense.
E la conseguenza sarà un ulteriore aumento del traffico per chi, da Parma o dall’Autocisa, cercherà un tracciato più comodo e veloce per raggiungere l’Autobrennero o l’Adriatico. Cioè la Cispadana. E a farne le spese saranno proprio i Comuni della Bassa reggiana.
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