Verifiche più discrete: così gli interventi diretti fecero boom in edilizia
Enrico Lorenzo Tidona
Maria Sergio quando venne sentita dalla Dda: "Le ditte cutresi lavorano con quelli"
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REGGIO EMILIA. Negli anni in cui la locomotiva reggiana non puntava solo alla frontiera della meccatronica quanto al traino del buon vecchio mattone, il lavoro per gli uffici comunali era di una mole spaventosa. Un mucchio di carte che certificano quel boom poi scioltosi come neve al sole quando i soldi sono diventati merce rara. I dati dello sviluppo urbanistico di Reggio Emilia si possono suddividere in due componenti. La prima sono i piani particolareggiati, nel quale vengono messi in fila gli interventi previsti in via generale del piano regolatore. Al di là del boom del 2009 (quando furono assegnati lavori per una superficie complessiva di 329mila metri quadri), le opere previste nei piani particolareggiati sono gradualmente scese dai 180mila metri quadri del 2006 ad appena 23mila metri quadri nel 2014. Parliamo di piani di sviluppo che sono soggetti a molti controlli: dalle circoscrizioni, alla commissione consiliare, al consiglio comunale, fino alla pubblicazione nell’albo pretorio per la fase delle osservazioni e per la definitiva approvazione sempre in consiglio comunale.
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IL LAVORO DEGLI UFFICI. Altra storia, invece, sono gli interventi diretti, che in linea di principio vengono vagliati solo dagli uffici con maggiore discrezionalità quindi. Prima erano marginali, poi sono esplosi in proporzione dal 2007, quando le superfici oggetto di intervento diretto superano quelle dei piani particolareggiati. Questo sarebbe stato l’effetto della scelta politica del 2006 di rinviare il 30% dei piani particolareggiati combinata con i lunghi tempi per la loro approvazione. Un iter che ha ridotto drasticamente il loro ricorso. Nonostante la crisi che ha messo in ginocchio l’edilizia, tutto sommato gli interventi diretti hanno continuato invece ad essere molto incisivi. Nel 2006 i piani particolareggiati avevano una superficie di 180mila metri quadrati, gli interventi diretti di 150mila. Nel 2007 il rapporto si è invertito: i piani sono per 123mila metri, gli interventi diretti schizzano a 173mila metri quadri. Nel 2008 stessa storia: i primi sono per 107mila metri, i secondi per 116mila metri. Nel 2012 gli interventi diretti sono quasi cinque volte i piani particolareggiati: 112mila metri contro 26mila.
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TROPPE CASE. «Nel passato si era costruito in misura eccessiva rispetto alla domanda». Il riferimento è al periodo compreso tra il 1995 e il 2002 e a farlo è Maria Sergio - moglie del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi e dirigente in Comune di Reggio fino all’elezione del consorte, avvenuta nel 2014- quando risponde alle domande dei magistrati della Dda di Bologna nel corso di un interrogatorio (nelle vesti di persona informata sui fatti) che risale a due anni fa, in cui si cerca di avere un quadro delle più grosse aziende calabresi che operano in città e dello sviluppo urbanistico della stessa. «Ci sono stati anni dove si è costruito con una media di 1.800 alloggi all'anno. Un dato sproporzionato rispetto alle province vicine».
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IL SACCO DI REGGIO. Maria Sergio, parla addirittura di un trend doppio «e (...), comunque, un trend piuttosto elevato rispetto alla domanda», spiega ancora l'ex dirigente del servizio pianificazione e qualità urbana del Comune di Reggio dal 2004 al settembre 2014 e attuale dirigente del settore territoriale e trasformazioni edilizie del Comune di Modena, finita nell'occhio del ciclone per aver acquistato una villetta a Masone dall’azienda M&F General Service srl, con amministratore unico e legale rappresentante al momento della compravendita Francesco Macrì, imputato di Aemilia .
AFFARI PRIVATI. Il problema, secondo l'ex dirigente, da quanto emerge dal verbale dell'interrogatorio, era proprio l'intervento diretto: «Vengono presentate le richieste all'edilizia privata, con semplice permesso di costruire vengono licenziate». Parlando degli studi fatti prima di realizzare il nuovo piano regolatore di Reggio Emilia e degli accorgimenti adottati, la Sergio spiega come «lotti edificabili sono stati proprio cancellati e, soprattutto, sono state inserite procedure attuative molto più rigide per programmare l'attuazione». Il pm la incalza chiedendole i nomi delle ditte importanti, di imprenditori cutresi e calabresi, che lavorano a Reggio, ma la moglie del sindaco Luca Vecchi inizia la sua risposta partendo dal sistema cooperativo. E le ditte cutresi? «Io non... come dire, non ne ho incrociate molte perché poi spesso, appunto, le ditte cutresi lavorano sugli interventi diretti, che io gestisco meno...».
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