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L’ATTACCO DELLA SPAGNA

In ballo la sopravvivenza di settemila aziende

In ballo la sopravvivenza di settemila aziende

La senatrice Pignedoli: «Questi vini sono e devono restare legati alla terra Emilia»

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REGGIO EMILIA. Se la liberalizzazione dell’utilizzo del nome del Lambrusco a livello europeo dovesse passare il comparto vitivinicolo locale subirebbe conseguenze catastrofiche. Il Lambrusco rischia di subire la liberalizzazione varietale val e a dire che potrà essere coltivato da tutti in Europa e tutti lo potranno chiamare Lambrusco. Proprio come accade oggi per i vitigni internazionali come il Pinot, lo Chardonnay od il Merlot che il consumatore non identifica con un territorio quando invece per il Lambrusco questo accade. Una battaglia economica ad un prodotto che ha un suo mercato interessante impostata sulla correttezza del riferimento geografico da cui prende origine dimenticando peraltro che gli studiosi sostengono da sempre che il Lambrusco è per certo il vitigno autoctono nazionale per eccellenza. Ma tutto questo a livello europeo è ancora da dimostrare soprattutto per il fatto che un vino commercialmente così interessante da fastidio ai nostri più diretti concorrenti.

Soprattutto ai paesi della penisola iberica che stanno capeggiando questa battaglia. Il Lambrusco sarebbe banalizzato come immagine ed il calo di redditività sarebbe inevitabile visto che per esempio che in Spagna le uve vengono pagate ai produttori 12 euro al quintale quando le nostre valgono almeno 40. In ballo ci sono la sopravvivenza di 7.000 aziende viticole del territorio di Reggio e Modena in particolare ma che sconfina leggermente anche a Mantova e Parma. Oltre 15.000 sono gli ettari dedicati oggi a questa coltivazione specifica, oltre 1000 gli addetti fissi che operano nelle cantine oltre ai circa 6.000 avventizi necessari in fase di vendemmia sia in campo che in pigiatura. Poi c’è la meccanizzazione. Circa 200 macchine vendemmiatrici per un valore di 35 milioni di euro e 700 addetti alla raccolta meccanizzata senza peraltro considerare tutto l’indotto.

«Questi vini - puntualizza la senatrice reggiana Leana Pignedoli - sono strettamente legati alla terra Emilia. Questa non è una mera difesa, è una battaglia perché l'Europa scelga le distintività come fattore competitivo dell'agroalimentare valorizzando le peculiarità. Pensare di lanciare sfide sulla genericità e l'omologazione sarebbe miope e perdente».(c.co)

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