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Reggio Children, è giallo sui partner privati: «Progetto sabotato»

di Chiara Cabassa
Reggio Children, è giallo sui partner privati: «Progetto sabotato»

L’assessore al Bilancio e il marchio in vendita: «Macché, si trattava solo di trovare partner per essere più competitivi»

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REGGIO EMILIA. «Nessuno ha mai pensato nemmeno lontanamente di privatizzare i servizi per l’infanzia. Premesso questo, mi chiedo chi oggi ha paura di qualcosa che non c’è mai stato. Di qualcosa che è sfumato ancora prima di prendere forma». Così Francesco Notari, assessore comunale al Bilancio e alle Partecipate, sul “caso Reggio Children”. Quello relativo al paventato acquisto del marchio Reggio Children da parte di una società privata. Nella lettera pubblicata in questa stessa pagina, venti tra volontari e componenti dell’Associazione Amici di Reggio Children confluita poi nella Fondazione Reggio Children, pongono alcune domande che riguardano fondamentalmente il presunto tentativo di vendita del marchio, i motivi del fallimento di tale operazione nonché la “bontà” della scelta del partner commerciale.

Partiamo da una delibera di giunta del consiglio comunale datata 25 giugno 2015 (relativa al futuro di Reggio Children) nella quale si legge: “La dinamica della finanza pubblica non lascia intravedere la possibilità che i trasferimenti al sistema educativo possano tornare nel medio periodo a mostrare un trend crescente”; da qui, la richiesta di ricerca di “forme di partenariato pubblico privato di tipo istituzionale tramite la ricerca e la selezione di uno o più soci operativi dotati di adeguato know how ed esperienza internazionale nel settore». A luglio, tutto questo è carta straccia. Niente di fatto. Era solo uno scherzo... O forse no.

Assessore Notari, chi ha fatto saltare l’affare? E facendo un passo indietro, che tipo di business sarebbe stato?

«L’obiettivo era quello di trovare un partner o più partner il cui ruolo sarebbe stato duplice. Da una parte proteggere il marchio Reggio Children nel mondo, un marchio abusato da associazioni che con il Reggio Children approach non hanno nulla a che vedere: e per fare questo servono investimenti di migliaia di euro. Dall’altra valorizzare e potenziare quello stesso marchio in una prospettiva di ricavi e utili che avrebbero aiutato a dare nuovo impulso alla ricerca, alla formazione, a progetti di alto profilo per far sì che Reggio Children, conosciuta nel mondo come eccellenza, possa restare tale. E, senza risorse, questo sarà sempre meno possibile».

Tutto qui?

«C’era un’altra ipotesi in campo. Quella dell’acquisto di azioni di Reggio Children srl in modo che aumentasse la presenza di privati e, di conseguenza, la possibilità di reperire fondi. Sottolineando che si parlava comunque di quote di minoranza e che si sarebbe trattato in ogni caso di un “prestito” di quote e senza nulla togliere alla capacità di decisione che sarebbe spettata in ogni caso all’ente».

Ma chi ha ostacolato questo progetto?

«La ricerca di un partner privato è proseguita con la piena consapevolezza della Giunta, del consiglio d’amministrazione di Reggio Children srl, della Fondazione Reggio Children, dell’Istituzione nidi e scuole dell’infanzia. Nella primavera del 2015 abbiamo fatto diversi incontri e non una voce si era alzata ad esprimere la propria contrarietà. E nessuno poteva non sapere... A meno che, faccio un esempio, Carla Rinaldi piuttosto che Claudia Giudici, non abbiano a loro volta diffuso il contenuto dei nostri incontri».

Mettiamola in un altro modo: chi è stato il “sabotatore”?

«Ripeto, nei numerosi incontri a cui ho partecipato, non ho trovato nessuno che si opponesse formalmente al progetto che sembrava piacere a tutti. Sembrava, perché evidentemente qualcuno ha lavorato sotto bloccando sul nascere qualsiasi tentativo di fare decollare qualsiasi ipotesi. Ad un certo punto, infatti, ci sono state delle resistenze, e dal momento che doveva essere una decisione condivisa, abbiamo rispettato la libertà di chi, per qualche motivo, non ci stava più, interrompendo ogni trattativa. Era luglio».

Può avere fatto paura a qualcuno l’allargamento del fronte privato?

«Guardi, se il problema sono i privati, allora bisogna cacciare anche quelli che già ci sono. A parte il fatto che le clausole erano state lette rilette e condivise: gli eventuali utili provenienti dalle operazioni di marketing sarebbero stati utilizzati unicamente all’interno del progetto educativo».

Può avere fatto paura il nome Rainbow, la multinazionale su cui era caduta la vostra scelta.

«Rainbow detiene centinaia di marchi tra cui il più famoso è Winx. A qualcuno non piace? Questione di gusti. Ma sta di fatto che le linee strategiche non sarebbero comunque state dettate da una multinazionale...».

La lettera

Questo il testo della lettera, con firme in calce, inviata al sindaco di Reggio, al Consiglio comunale di Reggio, al Consiglio d’Amministrazione Istituzione nidi e scuole dell’infanzia-Municipio di Reggio, al Consiglio di Amministrazione Fondazione Reggio Children Centro Loris Malaguzzi, al Consiglio di Amministrazione di Reggio Children.

Siamo un gruppo di persone che hanno partecipato e partecipa, a vari livelli, all’esperienza delle Scuole dell’Infanzia di Reggio Emilia, molti di noi come volontari e componenti dell’Associazione Amici di Reggio Children confluita poi nella Fondazione Reggio Children Centro Loris Malaguzzi.Abbiamo appreso dal quotidiano Prima Pagina, che riprende dichiarazioni dell’assessoreFrancesco Notari in un articolo del 22 gennaio scorso, che esiste un progetto riguardante Reggio Children, l’Istituzione e la Fondazione che ci ha preoccupato per i suoi contenuti ed anche perché portato avanti nel più stretto riserbo. Riteniamo che la trasparenza sia un valore per tutte le operazioni di un Ente Pubblico in particolare in questo caso (i soci della Fondazione sono oltre 1000) e perché coinvolge una “eccellenza” della nostra cittàriconosciuta a livello locale, nazionale ed internazionale. In sintesi le domande che ci siamo posti in seguito alla sommaria informazione reperita sull’articolo sopra menzionato, e che riguardano eventuali partner commerciali che dovrebbero affiancare una o più delle società che gestiscono e promuovono il “sistema scuole” sono le seguenti:
- Chi dovrebbe vendere e che cosa
- A chi si dovrebbe vendere
- Chi ha “fermato” l’operazione e con quali motivazioni visto che si dice che era fatta su mandato della Giunta Comunale che era compatta nel perseguire tale risultato
- Pur non avendo nulla in contrario all’intervento del privato a fianco del pubblico ci chiediamo con quali criteri si è ricercato un partner commerciale
- Chi ha valutato che le caratteristiche del partner fossero conformi ai criteri determinati
- Visto che la scelta è caduta sulla società Rainbow (detentrice del marchio Winx)
quali sono le caratteristiche che identificano un “adeguato know how ed esperienza internazionale nel settore” (immaginiamo si tratti del settore dell’educazione).
Abbiamo scelto di porre le domande sottoforma di lettera aperta perché riteniamo che l’esperienza delle Scuole e Nidi dell’infanzia di Reggio Emilia sia stata sempre molto partecipata dai cittadini. Ci piace ricordare che la partecipazione rientra nei principi e valori su cui si basa il Reggio Emilia Approach. La storia ci ha insegnato che con la partecipazione, la collaborazione, il coinvolgimento, il fare e pensare insieme, si sono ottenuti risultati importanti e straordinari.

Maria Rosa De Nardis, Giordana Rabitti, Giorgiana Simonazzi, Sandra Piccinini, Graziella Brighenti, Sergio Bagnacani, Giordana Marmiroli, Mara Davoli, Carla Nironi Maria Taddei, Lilia Valentini Nando Rinaldi,Martina Lusuardi, Ivan Vercalli, Luciana Siddivò, Gualtiero Parisio, Andrea Pintus, Bruna Ganapini. Doriana Scantamburlo, Angelo Catellani

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