«Bisogna pensare anche al Museo»
La Società reggiana d’Archeologia difende il proprio gioiello
CANOSSA. Non si spengono i riflettori sul destino del castello di Canossa e sulla sua possibile, imminente chiusura: «Siamo fortemente preoccupati dalla nube di incertezza che avvolge le sorti del castello di Canossa – afferma la presidente Eleonora Badodi, presidente della Società reggiana d’Archeologia “Luciano e Carla Patroncini”, l’associazione che nel 2002 progettò e realizzò a proprie spese l’attuale allestimento espositivo del Museo nazionale “Naborre Campanini”. «Le notizie sul futuro di Canossa non sono confortanti: oltre all’apprensione per la fruibilità del monumento ci sembra opportuno sottolineare che il Museo del Castello necessita di una cura costante e di regolari interventi di manutenzione, dato che le strutture dell’allestimento interno e alcuni manufatti esposti a fini didattici, come il plastico ricostruttivo del castello in età matildiana, furono realizzati in maniera artigianale dai soci della nostra organizzazione».
«Ci auguriamo che questo aspetto non venga sottovalutato nel futuro progetto di gestione del Castello – continua Badodi – trattandosi di uno dei monumenti più importanti della nostra provincia, e certamente, per ciò che riguarda il Museo, una delle realizzazioni che più stanno a cuore alla nostra Società. L’ideazione e la creazione del Museo di Canossa furono infatti fortemente volute dal nostro scomparso primo presidente, Luciano Patroncini, al quale oggi è dedicata la nostra associazione, attualmente è impegnata, insieme al Cai di Reggio e al Gruppo archeologico albinetano in diversi progetti di valorizzazione del territorio provinciale».
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