Foro di proiettile anche al “Giusto spirito”
E’ successo la stessa notte del colpo contro la saracinesca del bar di Cadè. I titolari: «Due episodi da ricondurre a un folle»
REGGIO EMILIA. Dopo il caso di Cadè, un altro foro di un proiettile è stato trovato anche sulla facciata del ristorante “Giusto Spirito” di via Fratelli Cervi, a Pieve. Un episodio inquietante, avvenuto la stessa notte e sul quale ora stanno cercando di fare piena luce gli investigatori della Squadra mobile.
FORO SULLA FACCIATA. Il segno è evidente, a circa cinque metri da terra: un foro in uno dei pannelli di vetro che ricoprono la facciata del noto locale di via Fratelli Cervi. Ieri mattina sul posto sono intervenuti gli uomini della Scientifica. «La stessa persona che ha esploso un colpo di pistola contro la vetrina di un bar a Cadè e che, non pago di questo gesto sconsiderato e pericoloso, ha pensato di rivolgerne un altro contro la parte alta della vetrata del Giusto Spirito. Il locale non ha mai subito nessun episodio del genere e l’evento va ricondotto alla pazzia di un singolo». Così i titolari del locale - attraverso una nota inviata dal loro legale l’avvocato Gianluca Dallari - commentavano l’accaduto. Che sia stata la stessa mano ad agire, dovranno stabilirlo gli investigatori della Squadra mobile. Tuttavia, non c’è dubbio che due episodi così simili e avvenuti a distanza ravvicinata portino a pensare che dietro ci sia lo stesso autore. Anche il foro registrato sulla vetrata del ristorante, infatti, è avvenuto nella notte tra sabato e domenica. Per ora la polizia non esclude nessuna ipotesi.
IL CASO DI CADE’. Le indagini, sull’episodio di Cadè, intanto, hanno portato a qualche punto fermo. Sul posto non è stato trovato il bossolo, ma solo frammenti di piombo. Il sostituto procuratore Stefania Pigozzi, visti gli atti, ha già provveduto ad aprire un fascicolo per porto in luogo pubblico di armi da fuoco. Lo stesso che potrebbe aprire nelle prossime ore sul caso di Pieve.
Anche a Cadè c’è la convinzione è che si tratti del gesto di un folle passato nella stessa notte lungo la stessa strada e che si è divertito a sparare.
Nessuno ha raccontato di aver udito rumori nella notte dello sparo. «Io dormo sopra il bar - dichiara il proprietario dell’immobile dove si trova il bar di Cadè, dato in gestione a madre e figlio di nazionalità cinese - non ho sentito niente».
Nessuno ha sentito anche a Pieve. Tuttavia, qualche evidenza è attesa dalle telecamere di video sorveglianza che, specie sulla facciata del ristorante, sono in posizione propizia per aver registrato qualcosa. Intanto, i titolari del ristorante di Pieve incassano la solidarietà del sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, che su Facebook scrive: «Solidarietà a questi giovani imprenditori rubieresi. Avanti a tutta birra. Bravi ad aver denunciato: c’è chi avrebbe fatto finta di niente e poi magari “il matto” non si prende. Con le pistole non si scherza. E’ un brutto linguaggio».
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