I veleni sulla campagna elettorale di Vecchi: "Sa quali mani ha stretto?"
Ndrangheta: la lettera di Brescia dal carcere e un avvertimento inquietante: «Ricorderà la volta che è venuto con Scarpino alla Canalina»
REGGIO EMILIA. «Quindi ribadisco sindaco, si senta fortunato, ma spero che si dimetta. Il sottoscritto incontrò Pagliani solo in quanto cutrese, in quanto discriminato, lei invece, pur avendo preso i voti dei cutresi, ricorderà la volta che è venuto al circolo Insieme zona Canalina, ci veniva con Salvatore Scarpino, prometteva e prometteva e poi mai una telefonata o un fax ad un giornale per difendere la comunità cutrese».
Tra i vari passaggi della lettera intimidatoria che Pasquale Brescia ha indirizzato dal carcere al sindaco Luca Vecchi, ce n’è uno particolarmente inquietante, soprattutto se inquadrato nella retorica del linguaggio malavitoso e nel contesto in cui è emersa l’intera missiva.
Una lettera che lo stesso Vecchi ha già indicato come un ingranaggio della macchina del fango, nella quale l’uomo della cosca, in carcere dopo il blitz di Aemilia, tenta di alimentare il sospetto che l’allora candidato sindaco abbia stretto occasionalmente le mani in campagna elettorale a personaggi compromettenti.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12880116:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/02/02/fotogalleria/ndrangheta-il-sindaco-di-reggio-emilia-luca-vecchi-denuncia-un-uomo-del-clan-1.12880116]]
In particolare, Brescia parla di un incontro al centro sociale Insieme, in via della Canalina, circolo in orbita Arci.
Con il sindaco, si legge, anche il consigliere comunale di origine calabrese, Salvatore Scarpino, chiamato in causa sempre da Brescia. Alle scorse amministrative, Scarpino è finito nell’occhio del ciclone anche per i presunti brogli avvenuti nel seggio 7, per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio del presidente di seggio, Pietro Drammis. Episodio per il quale Scarpino si è proclama da sempre vittima.
«Lei sa chi c’era a quei circoli, sa quali mani ha stretto? – scrive ancora Brescia rivolgendosi a Vecchi – Sa se c’era il sottoscritto, o Paolini, o Muto, o altri imputati del processo Aemilia?».
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Una lettera per la quale Vecchi ha già presentato denuncia alle forze dell’ordine, temendo per l’incolumità sua e dei suoi familiari, giudicandola una forma di ritorsione nei suoi confronti per l’impegno dimostrato dall’amministrazione sul versante della lotta alla mafia. Brescia parla di un episodio non dimostrato, che nei termini in cui è raccontato non costituisce reato, ma che ha il sapore dell’avvertimento. E che, sostiene, sarebbe avvenuto nell’infuocata campagna elettorale 2014.
Durante quel periodo Luca Vecchi, allora candidato, nel giro di pochi mesi partecipò a circa 400 incontri in città, battendo palmo a palmo circoli, centri sociali, quartieri. Incontri ai quali da quello che è stato il suo staff elettorale fanno sapere che partecipava con frequenza anche Scarpino, al pari di altri candidati consiglieri.
Fra gli appuntamenti, anche un paio di iniziative al centro sociale Insieme: sono incontri aperti alla cittadinanza, ai quali parteciparono circa duemila persone. Pienoni, come nell’appuntamento dell’8 maggio 2014, quando proprio alla Canalina a sostenere l’allora candidato sindaco arrivò l’ex segretario Pd, Pierluigi Bersani. Ed è nell’ambito di questa carrellata elettorale di incontri che l’uomo della cosca tenta di alimentare la cultura del sospetto.
Dall’Arci fanno sapere che «il centro sociale concede la propria sala a chi ne fa richiesta, anche per iniziativa elettorale», specificando di «non avere notizie» degli episodi cui fa riferimento la lettera. Quanto a Scarpino, raggiunto telefonicamente si è detto impegnato a Bologna per motivi di lavoro, limitandosi a rimandare le spiegazioni lunedì in consiglio: «Vecchi? La campagna elettorale l’ha fatta come qualunque altro».
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