Uomo del clan scrive a Vecchi: "Non ci hai difesi". Sindaco posto sotto vigilanza
Pasquale Brescia dal carcere: «Lei è uomo fortunato». Pesanti illazioni sulla famiglia della moglie. Il sindaco di Reggio Emilia sporge denuncia, riunione d’urgenza in Prefettura. Niente scorta per il sindaco ma forze dell'ordine in allerta
REGGIO EMILIA. Una lettere di minacce e pesanti illazioni ricevuta dalla redazione del Resto del Carlino e diretta al sindaco Luca Vecchi. A scriverla e a inviarla è Pasquale Brescia, ex titolare del ristorante “Antichi sapori” di Gaida, proprietario del maneggio di via Croci recentemente confiscato dal Comune di Reggio e imputato nel processo Aemilia. Attualmente è detenuto in carcere: è per mano del suo avvocato che la missiva sarebbe stata fatta arrivare alla redazione del quotidiano.
LA LETTERA. Si tratta di un documento di quattro pagine, scritte a mano da Brescia e in cui si rivolge al primo cittadino e attacca duro. Dall’imprenditore edile la richiesta è netta: vuole le sue dimissioni da sindaco. Fa specifico riferimento ai recenti fatti - le polemiche politiche alla notizia della casa acquistata dalla moglie del sindaco, Maria Sergio, dall’imprenditore imputato nell’inchiesta Aemilia Francesco Macrì - e alle dichiarazioni successive di Vecchi, quando in Sala del tricolore ha dichiarato di avere «la schiena dritta». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12880116:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/02/02/fotogalleria/ndrangheta-il-sindaco-di-reggio-emilia-luca-vecchi-denuncia-un-uomo-del-clan-1.12880116]]
LE DIMISSIONI. Brescia dice che invece avrebbe dovuto dimettersi. Ma non per quanto gli avversari politici, e una parte dei media locali, contestano al sindaco, ma in «segno di solidarietà» nei confronti della comunità cutrese: i discriminati cutresi, li definisce. E’ questo il leit motiv della missiva: la questione della discriminazione dei cutresi. Un tema che tocca in più punti della missiva.
L’imprenditore edile dal carcere dice al sindaco che anzi, avrebbe potuto farlo già a dicembre e fa riferimento esplicito a un articolo della Gazzetta di Reggio: è l'inchiesta dedicata al "sacco di Reggio", pubblicata il 24 dicembre 2015 e che potete leggere qui. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12880117:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12880117:1649487748/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
LA FAMIGLIA. E’ in questo contesto, che l’imputato di Aemilia parla del suocero di Luca Vecchi, il padre di Maria Sergio. Gli ricorda di come anche lui fosse arrivato a Reggio Emilia come tanti dei manovali e operai calabresi che in quegli stessi anni salirono al nord e si stabilirono massicciamente in Emilia. Gli ricorda pure il funerale del suocero: una cerimonia secondo Brescia alla quale parteciparono anche esponenti di prim'ordine della cosca Grande Aracri, particolare ovviamente tutto da verificare e che al momento riveste il carattere della calunnia allo scopo di delegittimare sindaco e moglie. I toni del documento sono in taluni passaggi più aggressivi e decisamente allusivi; Brescia ripete al sindaco e non solo a lui: «Lei è fortunato, voi siete fortunati».
Dossier: tutti i video sulla 'ndrangheta a Reggio Emilia
I CUTRESI. Brescia fa notare al primo cittadino come al contrario di lui altri rappresentanti delle istituzioni hanno parlato pubblicamente in favore dei calabresi, evidenziando che non tutti sono disonesti. Invece, Vecchi non lo avrebbe fatto e gli viene contestato di non essersi mosso pubblicamente a sostegno di questa tesi. Anche a un’altra persona Brescia contesta di non aver difeso quando e quanto avrebbe dovuto i cutresi: è il consigliere comunale Salvatore Scarpino che così intervenne in consiglio comunale esattamente un anno fa, il due febbraio del 2015.
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LA DENUNCIA. La lettera di Brescia non viene affatto sottovalutata. In tarda serata, Vecchi si è recato in caserma per sporgere denuncia per un documento minaccioso e inquietante. Quindi, è stato scortato fino a casa, dalla famiglia. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12880105:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12880105:1649487748/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Altri particolari sulla lettera, sulla Gazzetta di Reggio in edicola
LA REAZIONE. Sono le 20.30. Il sindaco Luca Vecchi accoglie in via Farini i carabinieri arrivati per parlare della lettera a lui diretta e firmata da Pasquale Brescia. Il primo cittadino di Reggio Emilia non nasconde la preoccupazione, e la tensione, per un documento che irrompe dopo giorni comunque difficili dove il caso dell’abitazione acquistata dalla moglie da un imprenditore imputato nella stessa inchiesta in cui è imputato Brescia ha fatto parlare.
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RIUNIONE D'URGENZA. Oggi (martedì 2 febbraio) il prefetto ha convocato un comitato di ordine e sicurezza d’urgenza. I vertici delle forze dell’ordine hanno parlato di questo documento, letto a tutti gli effetti come una grave minaccia da parte di un imputato in un procedimento per ’ndrangheta. Lo staff del sindaco non escludeva la richiesta della scorta. Misura non necessaria secondo le forze dell'ordine, che hanno assicurato comunque una servizio di vigilanza al sindaco Vecchi.
CHI E' BRESCIA. Pasquale Brescia, 48 anni, attualmente in carcere a Parma è un imprenditore edile molto conosciuto a Reggio, considerato dagli inquirenti del prorcesso “Aemilia” a totale disposizione dell’associazione mafiosa legata alla cosca Grande Aracri e molto vicino a personaggi di spicco come Sarcone e Francesco Lamanna, ma anche con forti contatti con le istituzioni della città così come ad alcuni esponenti delle forze dell’ordine poi indagati.
Fu grazie a questi contatti che riuscì ad ottenere il rilascio della licenza per il porto d’armi da parte della Questura "condividendo tali rapporti anche con gli associati della cosca che ne avevano bisogno".
La sua “presenza” a Reggio si era notata fin da quando aveva allestito un maneggio a Cella, in via Croci, sul quale aveva costruito diversi edifici abusivi che poi la giunta comunale aveva deciso di confiscare l’area e ordinare l’abbattimento delle costruzioni abusive. Abbattimento che non venne eseguito in quanto lo stesso Brescia presentò ricorso al Tar. Un ricorso che soltanto pochi giorni fa è stato respinto, sancendo la “sconfitta” dell’imprenditore cutrese, nel frattempo arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Aemilia”. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12880323:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/02/02/fotogalleria/ndrangheta-il-maneggio-di-pasquale-brescia-confiscato-dal-comune-di-reggio-emilia-1.12880323]]
Il ruolo di Pasquale Brescia si era evidenziato soprattutto nel 2012 quando venne pianificata la famosa cena nel suo ristorante, “Antichi sapori” di Gaida, in cui all’ordine del giorno c’era una “controffensiva nadiatico-politica – scrivono i magistrati antimafia – e conseguentemente salvaguardare gli interessi economico-criminali della consorteria, in quel frangente oggerro di numerose interdittive antimafia (emesse dal prefetto Antonella De Miro ndr.) e di una attenzione mediatica che evidenziava sempre più le infiltrazioni comunali nell’economia reggiana”. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.10754732:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.10754732:1649785993/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Per gli inquirenti, quindi, Pasquale Brescia è considerato un “pezzo importante” al servizio della cosca Grande Aracri, sia per la sua attività imprenditoriale sia per i suoi rapporti con chiunque degli associati alla cosca che possa aver bisogno di denaro o di protezione. Dall'ordinanza di custodia cautelare dell'Operazione Aemilia:
"Brescia Pasquale, essendo a totale disposizione degli associati ed in particolare di SARCONE Nicolino, PAOLINI Alfonso, LAMANNA Francesco espressione della consapevole e volontaria partecipazione del medesimo all’associazione di stampo mafioso, della osservanza delle sue gerarchie e regole, della fedeltà alle direttive ricevute, del perseguimento dell’interesse dell’organizzazione, utilizzando in modo costante il rapporto con gli altri associati come forma di allargamento della propria influenza nonché capacità affaristica e di inserimento nel sistema economico emiliano
"Tiene personalmente il rapporto con esponenti delle istituzioni e delle forze dell’ordine (utilizzati anche per ottenere il rilascio della concessione per il porto d’armi), condividendo tali rapporti con chiunque degli associati possa farne richiesta o abbia bisogno, dando la disponibilità direttamente a GUALTIERI Antonio per la costituzione di un gruppo di imprese per la costruzione di villaggi turistici, impianti eolici e fotovoltaici in Calabria nella piena consapevolezza del coinvolgimento in tale azioni diretto di Nicolino GRANDE ARACRI, nonché per il tentativo di acquisizione di una sala giochi presso il centro commerciale LE VELE di Parma; il 02.03.2012 partecipa al summit presso l’ufficio ubicato nell’azienda di SARCONE Nicolino insieme a PAOLINI Alfonso, SARCONE Gianluigi, MUTO Antonio (cl. 55) in occasione del quale viene stabilito un patto con l’AVV. PAGLIANI Giuseppe per porre in essere una controffensiva mediatico-politica e conseguentemente salvaguardare gli interessi economico-criminali della consorteria, in quel frangente oggetto di numerose interdittive antimafia e di un’attenzione mediatica che evidenziava le infiltrazioni criminali nell’economia reggiana; partecipa all’incontro tenuto all’interno del suo ristorante Antichi Sapori il 21 marzo 2012 già programmato nel corso della precedente riunione, curando altresì gli inviti a taluni dei partecipanti; si mette a disposizione di Frijio Giuliano per il reperimento di voti nei sensi indicati dalla consorteria nel corso della campagna elettorale per il sindaco di Parma del 2012".
L'APPELLO. "Cutresi onesti, fatevi sentire": un passaggio del discorso del sindaco Luca Vecchi - "Vecchi ai cutresi onesti: fatevi sentire" - pronunciato in consiglio comunale il 2 febbraio del 2015, all'indomani dell'Operazione Aemilia
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12880109:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/operazione-aemilia-il-sindaco-di-reggio-emilia-isoliamo-i-mafiosi/39559/39620]]
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