Gazzetta di Reggio

Reggio

SANTA MARIA NUOVA

In un anno trattati 288 pazienti col TrueBeam

di Roberto Fontanili
In un anno trattati 288 pazienti col TrueBeam

L’acceleratore lineare tratta varie neoplasie e consente di ridurre il numero delle sedute

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REGGIO EMILIA. Ad anno dall’entrata in funzione nel reparto di Radioterapia Oncologica del Santa Maria Nuova dell’acceleratore lineare TrueBeam, cominciano a vedersi gli effetti positivi di una “macchina” costata 3,6 milioni di euro. Una spesa a cui hanno contribuito il Ministero dello salute, la Fondazione Manodori e l’Onlus Apro. Ovvero, in quest’ultimo caso i cittadini reggiani che hanno consentito all’associazione di raccogliere 500mila euro. Dal febbraio 2015, quando il TrueBeam è entrato in attività, sono stati trattati 288 pazienti per un totale di 319 corsi di terapia. Di questi il 50% sono stati trattamenti con una durata da 1 a 5 sedute ad alta dose per frazione. Le neoplasie più trattate sono state: toraco-polmonari 76; cerebrali 58; testa collo 32; prostata 28.

«Il TrueBeam - spiega il direttore di Radioterapia Cinzia Iotti - ha confermato le caratteristiche tecniche ideali per trattamenti a elevata complessità con la somministrazione di alte dosi di terapia radiante in sedi non operabili e difficilmente raggiungibili, risparmiando però i tessuti sani». Il TrueBeam è lavora a pieno regime dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 20 con una pausa tra le 14 e le 16.30, quando è utilizzato dalla Fisica Medica diretta da Mauro Iori, per le verifiche dosimetriche pre-cliniche dei trattamenti radianti e i controlli di qualità sull’unità radiante. «L’acceleratore - aggiunge Cinzia Iotti - si è dimostrato molto versatile. Ha permesso di aumentare l’impiego di trattamenti di tipo radio-chirurgico in poche sedute, i trattamenti di pazienti con metastasi oncologiche isolate e di trattare tumori non operabili come quello del fegato. Infine è aumentato il numero delle re-irradiazioni, le cure con cui si trattano zone che erano già state trattate in precedenza». Altrettanto importante è l’impatto del TrueBeam sui pazienti che, dice Cinzia Iotti, «sono contenti quando sanno che saranno trattati con questa tecnologia perché ne percepiscono il pregio innovativo e perché consente di ridurre tempi e numero di sedute». Ma lo sguardo è già al futuro. «Siamo pronti - conclude Cinzia Iotti - a lavorare su diversi progetti sperimentali tra cui il glioblastoma, una delle neoplasie più aggressive del sistema nervoso centrale. Lo studio ha da poco ottenuto l’approvazione del Comitato Etico interaziendale e prevede l’utilizzo della nuova tecnologia per combattere questo tumore maligno resistente agli approcci terapeutici fino ad ora sperimentati».

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