In un anno trattati 288 pazienti con il TrueBeam
Reggio Emilia, l'acceleratore del Santa Maria Nuova tratta diverse neoplasie e consente di ridurre il numero delle sedute
REGGIO EMILIA. Ad anno dall’entrata in funzione nel reparto di Radioterapia Oncologica del Santa Maria Nuova dell’acceleratore lineare TrueBeam, cominciano a vedersi gli effetti positivi di una “macchina” costata 3,6 milioni di euro.
Una spesa a cui hanno contribuito il Ministero dello salute, la Fondazione Manodori e l’Onlus Apro. Ovvero, in quest’ultimo caso i cittadini reggiani che hanno consentito all’associazione di raccogliere 500mila euro. Dal febbraio 2015, quando il TrueBeam è entrato in attività, sono stati trattati 288 pazienti per un totale di 319 corsi di terapia. Di questi il 50% sono stati trattamenti con una durata da 1 a 5 sedute ad alta dose per frazione. Le neoplasie più trattate sono state: toraco-polmonari 76; cerebrali 58; testa collo 32; prostata 28.
«Il TrueBeam - spiega il direttore di Radioterapia Cinzia Iotti - ha confermato le caratteristiche tecniche ideali per trattamenti a elevata complessità con la somministrazione di alte dosi di terapia radiante in sedi non operabili e difficilmente raggiungibili, risparmiando però i tessuti sani».
Il TrueBeam è lavora a pieno regime dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 20 con una pausa tra le 14 e le 16.30, quando è utilizzato dalla Fisica Medica diretta da Mauro Iori, per le verifiche dosimetriche pre-cliniche dei trattamenti radianti e i controlli di qualità sull’unità radiante.
«L’acceleratore - aggiunge Cinzia Iotti - si è dimostrato molto versatile. Ha permesso di aumentare l’impiego di trattamenti di tipo radio-chirurgico in poche sedute, i trattamenti di pazienti con metastasi oncologiche isolate e di trattare tumori non operabili come quello del fegato. Infine è aumentato il numero delle re-irradiazioni, le cure con cui si trattano zone che erano già state trattate in precedenza».
Altrettanto importante è l’impatto del TrueBeam sui pazienti che, dice Cinzia Iotti, «sono contenti quando sanno che saranno trattati con questa tecnologia perché ne percepiscono il pregio innovativo e perché consente di ridurre tempi e numero di sedute».
Ma lo sguardo è già al futuro. «Siamo pronti - conclude Cinzia Iotti - a lavorare su diversi progetti sperimentali tra cui il glioblastoma, una delle neoplasie più aggressive del sistema nervoso centrale. Lo studio ha da poco ottenuto l’approvazione del Comitato Etico interaziendale e prevede l’utilizzo della nuova tecnologia per combattere questo tumore maligno resistente agli approcci terapeutici fino ad ora sperimentati».
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