“Neve e Natura”, 8 mila arrivi in dieci anni
Ramiseto: il progetto di accoglienza per i giovani riparte da Succiso anche se non c’è la neve
RAMISETO. Festeggia in questi giorni dieci anni il progetto “Neve e Natura in Appennino”, nato quasi come una scommessa, una idea che molti all’inizio non capirono, e che invece si è rivelata importante: portare studenti della città e della collina a conoscere il crinale, a frequentarvi corsi residenziali di alcuni giorni per conoscere un territorio, che per molti era in effetti, seppur vicino, del tutto sconosciuto. Un decennale, per il progetto del Parco nazionale, che si celebra con una nuova edizione in questi giorni, edizione sulla quale commenta il presidente del Parco, Fausto Giovanelli: «Ma come festeggiamo senza neve? Si può anche senza neve, perché la natura c’è ancora, c’è sempre. E poi, per dirla tutta, la rassegna si chiama Neve Natura e anche Cultura dìAppennino. Quattro parole, quattro concetti. Un insieme “resistente” anche di fronte al cambiamento climatico. Certo la bellezza della neve è unica, ma per conoscerne la magia ne basta poca, specie la prima volta. Speriamo che un po' ne arrivi almeno in quota in questi giorni».
«La formula di “Neve Natura” comunque resiste allo scarso innevamento. Scarso era l’innevamento anche 10 anni fa quando fece il suo esordio. Questa decima edizione riparte proprio da Succiso, ma andrà anche a Lagdei, Civago, Monteorsaro. Avrà più partecipanti che mai: si aggiungeranno agli 8.296 pernottamenti in Appennino di giovani studenti e insegnanti che sono il totale di questi 10 anni, e che hanno fatto da volàno a nuove conoscenze e nuovi arrivi e nuove frequentazioni invernali dei nostri monti».
«Educazione ambientale full-immersion, innovazione – conclude Giovanelli – e promozioneturistica, animazione e sostegno alle micro economie del crinale. Dieci anni fa avviando l’iniziativa da Succiso affermavamo che “se molto è scomparso della forte comunità di un tempo, c’è ancora un gruppo di giovani, ormai non più giovani, che tiene accesa la fiamma di un’orgogliosa identità montanara, in poche parole “tiene aperto” il paese». L’idea, allora come oggi, era di rovesciare la rassegnazione e il luogo comune per cui crinale e Appennino sono sinonimi di abbandono, e quella di dimostrare che l’ambiente è una risorsa che può dare futuro. (l.t.)
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