Oggi l’addio al mitico Armandino
Montecchio: la morte del fondatore del Redas ha riacceso tanti ricordi in paese
MONTECCHIO. La città di Montecchio si appresta a dare l’ultimo saluto al “suo” Armandino, il pioniere dei locali da ballo e fondatore del Redas, morto martedì a 77 anni all’ospedale San Sebastiano di Correggio. Partirà infatti alle 11, dalla camera ardente dell’ospedale Franchini, la cerimonia funebre di Armandino Reverberi la cui famiglia, il 31 dicembre 1963, inaugurò lo storico locale montecchiese e che riceverà l’abbraccio della cittadinanza, che accompagnerà il volto noto di tante generazioni verso l’ultimo viaggio terreno.
A piangerlo, la moglie Susanna, le figlie Patrizia, Elisabetta e Caterina, il fratello Erio i generi e i nipoti, che assisteranno, sorretti da tantissima gente, alle esequie nel Santuario della Beata Vergine dell’Olmo.
Una vita dedicata a far divertire gli altri, quella della famiglia Reverberi che, grazie al Redas, ha contributo a diffondere il nome di Montecchio ben al di là della provincia reggiana, offrendo a tanti montecchiesi un luogo dove ascoltare musica, ballare e intrecciare relazioni che spesso si sono concluse con un matrimonio.
Tanti gli aneddoti che in questi giorni legano la storia di Armandino con la vita dei suoi concittadini che hanno varcato le soglie del Redas e del Piccolo Redas, inaugurato nel 1973, dieci anni dopo il fratello maggiore e una serie infinita di successi. Dopo le perplessità iniziali dei Reverberi, infatti, il Redas decollò immediatamente accogliendo nel proprio palinsesto le migliori orchestre e i migliori cantanti che “sgomitavano” per potersi esibire in viale Marconi. Tanto che dopo soli due anni da quel 31 dicembre 1963, il Redas è “costretto” ad aprire la domenica pomeriggio per i più giovani che, cavalcando l’onda della Beat generation, vogliono potersi divertire laddove le generazioni successive già trascorrono i propri momenti di spensieratezza. La nascita del Piccolo (come lo chiamano i montecchiesi) consente ai Reverberi – con Armandino grande timoniere e sempre in prima linea nel mostrarsi ai concittadini – di cavalcare l’onda della discomusic. E proprio Armandino, come la storia ha tramandato, riesce a importare dall’America i vinili più rari ed i dischi che in Italia arriverebbero più avanti, battendo quindi sul tempo tutti quanti. L’idea è quella di migrare in pista i pezzi che dalle radio stanno raccogliendo consensi tra gli ascoltatori. L’idea si rivela vincente e la discoteca diventa un punto di riferimento fisso.
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