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Bosso porterà Gualtieri al Festival di Sanremo

di Miriam Figliuolo
Bosso porterà Gualtieri al Festival di Sanremo

Col paese un legame forte che nasce dall’amicizia con i ragazzi del Teatro Sociale. Conti: «È un grandissimo musicista e spero che anche l’Italia ora lo riconosca»

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GUALTIERI. Ezio Bosso sarà ospite del 66esimo Festival di Sanremo, in partenza il prossimo martedì, 9 febbraio. Calcherà il prestigioso palco due mesi prima di iniziare il tour di promozione di “The 12th room”, doppio cd interamente registrato al Teatro Sociale di Gualtieri.

Queste le prime date annunciate: l’8 aprile all’Auditorium del Conservatorio di Cagliari, il 12 aprile all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il 14 aprile al Teatro Ermete Novelli di Rimini, il 16 aprile al Teatro Ristori di Verona, il 19 aprile al Teatro Puccini di Firenze e il 22 aprile al Teatro Toniolo di Mestre (VE).

È un forte legame quello che lega il pianista, compositore, direttore d’orchestra di fama internazionale, che vanta collaborazioni con i più grandi teatri e ensemble (come la Mahler Orchestra di Claudio Abbato), con Gualtieri e il suo teatro. A parlarcene, non a caso, è Rita Conti, ufficio stampa e fundraising dell’associazione Teatro Sociale di Gualtieri. Non si stupisce della notizia.

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«Il 23 gennaio scorso Ezio è venuto a trovarci a Gualtieri. Abbiamo fatto una cena tra amici e lì ci ha comunicato che sarebbe stato ospite a Sanremo».

Sarà stata una bella sorpresa. È un po come se su quel palco ci fosse anche Gualtieri con il suo teatro.

«Non volevamo crederci. Ancora una volta siamo rimasti stupiti, per lui e per i risultati che le nostre fatiche per il teatro stanno dando. Sono contentissima per lui, perché Sanremo è una vetrina prestigiosa che gli porterà la visibilità che merita. È un grandissimo musicista e spero che l’Italia riconosca la sua grandezza. All’estero è molto più apprezzato. Ormai vive in pianta stabile a Londra. Ma negli ultimi tempi si divide tra Londra, Bologna (Bosso ha composto anche l’inno dell’università di Bologna, il primo dell’Alma, ndr) e Torino».

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E Gualtieri...

«Viene spesso qui. Ogni anno fa un concerto. E quando arriva a Gualtieri è il grande evento dell’anno. Tutto il paese è in fermento. Ha ricevuto la cittadinanza onoraria nel 2012 e ha dedicato una composizione a Gualtieri: “Le cose che rimangono”».

Da dove nasce questo legame?

«In questo caso davvero l’amicizia e il teatro si sono sovrapposti. Un’amicizia fraterna. Ezio lo abbiamo conosciuto io e Riccardo (Paterlini, direttore organizzativo del Teatro Sociale, ndr) nel 2004 a Monchiero Alto, un piccolo e suggestivo paesino nelle Langhe. Durante una cena concerto. Ezio era uno dei musicisti, viveva lì in quel periodo. Quando poi nel 2009 partimmo con la riapertura del teatro Ezio fu uno dei primi ai quali abbiamo pensato per un concerto. Il suo fu un sì incondizionato, nonostante gli impegni. In quell’anno da noi con altri 5 o sei musicisti si esibì per l’ultima volta con il contrabbasso, strumento che poi dovette abbandonare a causa di un incidente. Da allora è venuto ogni anno, tranne nel 2011...».

Quando scoprì la malattia?

«Sì. È anche pensando al difficile percorso di Ezio e, solo in parte, al nostro teatro che la notizia di Sanremo ci rende felicissimi».

Poi però è tornato...

«È incredibile come Ezio, nonostante le difficoltà, riesca sempre a rinascere. È difficile da descrivere. Capisci la sua immensità a partire dai dettagli e ha il dono di rendere semplici cose che non lo sono affatto Tornò nel 2012, l’anno del terremoto: un terremoto per noi ma anche per lui, per quello che stava vivendo. Si esibì in piazza e fu come sempre un grande successo».

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