Ndrangheta a Reggio, Bini: «Delrio all’Antimafia, che male c’è?»
La proposta avanzata dal Movimento 5 Stelle trova sponda nel sindaco di Castelnovo Monti: «Né lui né Vecchi avrebbero problemi»
REGGIO EMILIA «Penso non ci sia niente di male». Così Enrico Bini, sindaco di Castelnovo Monti e delegato alla legalità in Provincia, commenta l’ipotesi di convocare davanti alla Commissione parlamentare antimafia il ministro Graziano Delrio e il sindaco Reggio, Luca Vecchi. Una proposta avanzata da giorni soprattutto dal M5s, trovando ieri sponda nell’ex presidente della Camera di Commercio, per anni in prima fila nella lotta alla criminalità organizzata.
Bini valuta in maniera positiva la richiesta di ascoltare Delrio e Vecchi: «Penso non ci sia niente di male – commenta a margine di una commissione consiliare in Comune a Bologna – nè penso che Delrio e Vecchi abbiano problemi ad andare: non hanno legami con quelle realtà». Secondo il sindaco di Castelnovo Monti la situazione a Reggio Emilia «è complicata». E, rispetto alla polemica che ha investito il sindaco, «Vecchi sta subendo una cosa che parte da lontano».
Una polemica innescata dalla bufera che ha travolto il primo cittadino per l’acquisto della casa di Masone. Lunedì sera, invece, la nuova bufera, con la lettera intimidatoria firmata da Pasquale Brescia. «Della casa l’avrei detto l’anno scorso, quando fu arrestato Macrì – afferma Bini – essere sempre diretti è più importante». Quanto alla lettera, «questa gente ha un coraggio incredibile, ma non ho capito quale sia la finalità di questa lettera. Sono veleni che servono per complicare le cose».
Raccontando la sua storia e il suo impegno antimafia, il sindaco di Castelnovo ha ribadito la sua convinzione che per far luce sul “sacco di Reggio” e sulla cementificazione selvaggia «bisogna andare a scavare nel catasto: penso sia quella la strada».
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Nella sua ricostruzione delle infiltrazioni mafiose, non sono mancate critiche al mondo delle coop e al Pd, rilevando come la situazione sia cambiata solo con l’arrivo del prefetto De Miro: «Bisogna aprire gli occhi - aggiunge – è ora di fare i conti con questa realtà. Non è un problema di colore politico, ma di salvezza del territorio». Per Bini, «il sistema delle cooperative ha aperto le porte a queste persone perché costavano meno: le imprese locali non riuscivano più a ottenere commesse».
Cercando di risparmiare a tutti i costi, «anche le grandi cooperative di costruzioni e le imprese hanno responsabilità». In questi anni, «il territorio non ha voluto vedere - conclude Bini – Qualcuno faceva affari con queste persone e qualcun altro non capiva. Io ho iniziato questa battaglia nel 2008, in perfetta solitudine, e ho avuto problemi sia con gli altri sindaci sia col Pd. Sembravamo dei matti a dire queste cose a Reggio, allora. Non c’erano neanche le associazioni di categoria a sostenermi, solo la società civile. Siamo infiltrati fino ai capelli, ma non lo dico per dare un messaggio negativo. Reggio ha un grande problema, ma lo sta anche affrontando».
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