Gazzetta di Reggio

Reggio

«Non basta l’occupazione senza coesione sociale»

di Roberto Fontanili
«Non basta l’occupazione senza coesione sociale»

La Cisl Emilia Centrale propone per Reggio un vero e proprio patto territoriale Il segretario Ballotta: «Segnali di ripresa ci sono ma non ancora strutturali»

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REGGIO EMILIA. “Per far crescere il territorio occorre tenere insieme lavoro e persone. Non basta la crescita dell’occupazione se non vi è coesione sociale ed equità”. Questa l’analisi della Cisl dell’Emilia Centrale nel proporre per Reggio un patto territoriale per il lavoro e la coesione sociale, che punti sullo sviluppo del settore manifatturiero e la crescita di un welfare di comunità, in cui pubblico, privato sociale e aziende collaborino per dare risposte a bisogni crescenti e sempre più individualizzati. Un patto territoriale simile a quello già sottoscritto a Modena e pochi mesi fa in Regione e nel quale, in quest’ultimo caso, sono confluiti per i prossimi cinque anni 15 miliardi di euro (in gran parte della Ue) con l’obiettivo di creare 120 mila nuovi posti di lavoro.

La Cisl Emilia Centrale ha dichiarato ieri con il segretario generale William Ballotta e il segretario generale aggiunto Margherita Salvioli, la propria disponibilità a dialogare con tutti gli attori sociali e le istituzioni. Per la Cisl a Reggio si deve puntare sul rilancio del settore manifatturiero (quello innovativo e capace di esportare) e il settore ceramico, concentrando così i finanziamenti e potenziare un piano infrastrutturale per valorizzare le potenzialità della stazione Mediopadana e per realizzare la Cispadana. Una scommessa che vede la Cisl disponibile anche a una contrattazione più flessibile rispetto al passato, in cui oltre al salario si tenga conto della necessità di sviluppare un welfare di comunità diffuso. La presentazione del primo rapporto annuale su lavoro e coesione sociale per la Cisl dell’Emilia Centrale è stata l’occasione per leggere le dinamiche del mercato del lavoro attraverso la lente della tenuta sociale nel nostro territorio.

Una lettura, hanno detto i due segretari che “mostra timidi segnali di ripresa occupazionale che devono però confermare di essere strutturali”. Nel secondo semestre del 2015 si è registrata una ripresa moderata dell’occupazione (+2.500 unità) ma la disoccupazione resta elevata (il 7% rispetto al 2.3% del 2008). Il dato peggiore è quello nella fascia 15-29 anni con un reggiano su tre disoccupato. “Gli incentivi per le imprese e il Job’s Act - dicono i due segretari - hanno consentito una maggior stabilizzazione dei contratti. Quelli a tempo determinato sono calati del 7.45%, e quelli a tempo indeterminato sono cresciuti del 7.3%. In calo l’apprendistato, mentre aumenta del 4.8% il lavoro interinale”.

Ma se gli occupati nel 2015 sono stati 234 mila euro rispetto a 230 mila del 2014, dal 2008 a oggi sono andati perduti settemila posti di lavoro. In calo i fallimenti (96 nel 2015 rispetto ai 157 del 2014 e ai 167 del 2013) e i concordati preventivi, ma i fallimenti nell’ultimo triennio sono stati oltre 400. Per quanto riguarda i singoli settori nel 2015 si è avuto un +4% nel settore meccanico e alimentare, +3% in quello elettrico ed elettronico e per la prima volta dal 2011 una crescita del fatturato nel settore costruzioni (+2.5%). In calo il settore abbigliamento (- 2.3%) e quello ceramico (- 2.8%).

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