C’è allarme per la siccità nelle campagne reggiane
REGGIO EMILIA. L’andamento climatico di questo inverso così siccitoso si fa sempre più preoccupante nelle campagne reggiane che si trovano in situazione di allarme a causa di questa grave carenza di...
REGGIO EMILIA. L’andamento climatico di questo inverso così siccitoso si fa sempre più preoccupante nelle campagne reggiane che si trovano in situazione di allarme a causa di questa grave carenza di piovosità che si verifica proprio a seguito di un 2015 particolarmente avaro di precipitazioni. Un 2015 siccitoso perché in 12 mesi ha portato sul territorio reggiano solo 616 millimetri di piovosità media rispetto ai 746 che, secondo la media statistica del più recente ventennio, erano effettivamente attesi. Tutto questo peraltro dopo due annate particolarmente abbondanti di pioggia come sono state il 2013 ed il 2014 nelle quali, sulla nostra provincia, sono caduti rispettivamente 885 e 906 millimetri di pioggia vale a dire il 20% ed il 22% in più della piovosità media.
Ma al di la dell’analisi del quadro complessivo quello che è ancora più importante rilevare è la situazione stagionale e le modificazioni climatiche che sul territorio reggiano stanno modificando i periodi di piovosità che avranno sicuramente delle influenze sulle coltura agrarie e sui costi di produzione delle stesse. Di fatto è possibile rilevare che da qualche anno a questa parte, è successo anche negli anni particolarmente piovosi di cui si diceva, piove molto più d’estate che d’inverno. Nel territorio reggiano in genere nel periodo che va da settembre a gennaio arrivano sui nostri terreni quasi il 50% delle piogge che cadranno complessivamente nell’intera stagione. Quest’anno, tanto per rendere l’idea della drammaticità della situazione, siamo carenti di un 45% di questo quantitativo visto che sono caduti solo 200 millimetri rispetto ai 368 attesi.
Andando a ritroso nel corso dei mesi sono risultati particolarmente avari di acqua i mesi di settembre e novembre nei quali è piovuto esattamente la metà di quanto normalmente dovrebbe piovere e che non è nemmeno stato reintegrato negli altri mesi visto che a dicembre la piovosità è stata praticamente nulla e sia ad ottobre che a gennaio è comunque mancato rispettivamente un 20% ed un 30% della pioggia attesa. La gravità della situazione contingente deriva dal fatto che nel periodo normalmente fondamentale per il ripristino dei livelli di falda e per la creazione delle riserve idriche del terreno non sono arrivati apporti idrici dal cielo e questo sta determinando una situazione ogni giorno più preoccupante soprattutto in previsione dell’imminente arrivo della primavera che peraltro, se avranno ragione i detti dei nostri nonni secondo i quali questa sarà tanto più anticipata quanto più precoce sarà l’arrivo della pasqua, è veramente imminente.
I pozzi freatici, quelli cosiddetti a camicia, mostrano in questi giorni livelli di falda identici a quelli che si osservavano nel mese di luglio 2015, che ricordiamo è stato particolarmente siccitoso, ed il Po si trova ancora a livelli veramente preoccupanti soprattutto in considerazione di una eventuale necessità di avviare le irrigazioni in modo anticipato. E’ questo delle riserve idriche assenti e non costituite l’aspetto più preoccupante visto che per ripristinare le condizioni di normalità servirebbe una quantità di pioggia di almeno 150 – 200 millimetri, che difficilmente potrà arrivare entro i prossimi 20 giorni nonostante siano finalmente previste perturbazioni a partire da domenica. Questo anche in considerazione delle alte temperature attuali, questo è un secondo problema di questo anomalo inverno, e dell’evidente anticipo vegetativo che avanti di questo passo richiederà irrigazioni anticipate. Al di la dei maggiori oneri colturali dovuti appunto all’irrigazione, portare 30-50 millimetri di pioggia sui di una coltura costa 600-700 euro per ettaro e per certe colture realizzare un’irrigazione in più può significare addirittura giocarsi il reddito di quella coltura, quello che sarà da vedere con l’inizio della primavera, periodo nel quale sono attese intense attività di semina di mais, soia, pomodori e barbabietole da zucchero, è l’effettiva entità della disponibilità di acqua irrigua. Esigenze idriche particolarmente anticipate, se la situazione non cambierà, saranno anche quelli di tutte le colture frutticole, della vite ed in particolar modo dei nuovi impianti.
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