Comune e volontari attivi per il recupero dell’area di Rio Rocca
Castellarano: associazioni impegnate per la realizzazione di nuovi sentieri, ma c’è chi continua a scaricare amianto
CASTELLARANO. Rio Rocca, ovvero l’eterna contraddizione fra “santuario naturalistico” e luogo di abbandono di rifiuti. Dalla Veggia di Casalgrande una strada comunale porta dopo alcuni chilometri ad uno dei luoghi naturalistici più caratteristici della regione Emilia Romagna che si trova all’interno del comune di Castellarano.
La strada che finisce al crossodromo del Rio della Rocca ha la caratteristica di passare in mezzo alle colline, seguendo il corso del Rio Rocca, e per i malintenzionati è un luogo molto interessante dove andare a scaricare del pattume o dei rifiuti come quelli delle ristrutturazioni di edifici dove è presente l’eternit.
Non solo vecchie coperture di amianto ma anche altri tipi di rifiuti che potrebbero essere portati in discarica ma che invece delle persone incoscienti pensano che si possano gettare in un luogo ritenuto non frequentato mentre invece sono in tanti che amano e frequentano questa valle.
Ciclisti, motociclisti, escursionisti, cacciatori che portano i loro cani ad allenarsi, scolaresche o semplicemente cittadini che vogliono fare una passeggiata o una visita in uno dei luoghi più belli e caratteristici del comprensorio delle ceramiche. Il comune di Castellarano da poco più di un anno, ha deciso di coinvolgere l’associazionismo, l’Università di Modena e Reggio e altri enti per valorizzare questa area.
Riapertura di vecchi sentieri, apertura di nuovi passaggi in una valle unica dal punto di vista ambientale, e studi e persino una tesi di laurea in corso su un bacino di notevole interesse ambientale.
La decisione dell’amministrazione comunale è quella di coinvolgere direttamente i cittadini attraverso le associazioni ambientali e sportive in piccoli progetti che siano in grado di valorizzare questa area che è importante dal punto di vista paleontologico per il ritrovamento di molti reperti fossili dell’epoca pliocenica e miocenica.
Fra i reperti più importanti figurano il recupero di due balene fossili. Una conservata nel museo di scienza naturalistiche di Modena e l’altra la “famosa Valentina” che si trova ai Civici Musei di Reggio.
Durante alcuni incontri che si sono svolti fra rappresentanti dell’amministrazione comunale e delle associazioni è emersa la volontà di aprire dei nuovi percorsi per gli amanti di attività sportive come il running, la corsa e le biciclette.
C’è chi ha evidenziato la presenza dei macchinari di escavazione nelle cave dismesse e ha proposto di realizzare una sorta di parco industriale, chi ha proposto di aprire dei nuovi sentieri e di sistemare alcuni percorsi molto caratteristici che però non sono percorribili per il crollo di numerose piante e per dei piccoli smottamenti. Le idee sono molte e per questa ragione verranno formati dei gruppi di lavoro che porteranno avanti dei progetti che avranno lo scopo di realizzare un grande parco naturalistico dove dovranno convivere, in aree delimitate, gli amanti del motocross con la loro pista, chi ama le escursioni in mountain bike con l’apertura di alcuni nuovi percorsi, gli escursionisti nella zona fossilifera e in quella dove sono presenti i canyon di sabbia del monte Pradella. Allultima riunione che si è svolta la scorsa settimana, hanno partecipato una trentina di persone in rappresentanza di numerose associazioni e enti di valorizzazione ambientale o turistica.
Oltre a Giorgio Zanni, assessore all’Ambiente e Massimo Bagni assessore alla valorizzazione turistica, in rappresentanza dell’amministrazione comunale castellaranese erano presenti anche rappresentanti del Running Team, Gers/Cai Sassuolo, Gns “Duccio Ligabue” sez. Cai Sassuolo, Asd Sportinsieme, Gruppo fotografico Look At, Ggev, Università di architettura, Ass.ne Ciclistica Boiardo - Scandiano Cavallini Mauro, Cai di Reggio Emilia, Università di Modena e Reggio Emilia-dipartimento geologia, e Centro Studi Storici Castellaranesi.
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