Botte alla mamma, 16enne agli arresti
Mesi di minacce e vessazioni sono culminati nel tentativo di rapina di 50 euro, ora il giovane è in comunità
REGGIO EMILIA. La violenza troppo spesso si annida dietro le mura domestiche. E’ qui che si consumano storie di rapporti degenerati, di relazioni sfuggite a ogni logica e comprensione. E’ sempre qui che, per amore o per vergogna, si cerca di risolvere tutto, di gestire un’emergenza che invece si rinnova ogni giorno.
Di solito, si tratta di conflitti di coppia. Ma stavolta è diverso. Stavolta, è la storia di una mamma rimasta per mesi in balìa di quel figlio dapprima irriverente. Poi, di giorno in giorno, di mese in mese, sempre più difficile, ostile. Scontroso. Poi, violento. Manesco. Ora, a mettere fine a quell’escalation di violenze ci hanno pensato la polizia e il tribunale dei minori: all’ennesimo episodio, il giudice ha disposto l’arresto per il giovanissimo che è stato affidato a una comunità. Lontano da chi per troppo amore, troppo a lungo ha taciuto e lo ha difeso.
La storia arriva da una delle periferie della città. Una casa come tante, una famiglia come tante, dove però si vive anche un altro calvario: la malattia del padre, che lo rende disabile e lo pone nella condizione di essere lui ad avere bisogno.
Accanto a lui c’è la moglie. Che, però, deve fronteggiare anche quel figlio adolescente sempre più sfuggente, sempre più estraneo. Capace di gesti così violenti da fare paura.
Prende a calci le porte, si avventa sui mobili di casa, alza le mani anche sulla mamma. Quando questa un giorno si rifiuta di dargli ancora una volta i soldi che chiede - si parla di 50 euro - lui le si avventa addosso e volano schiaffi.
E’ probabilmente la goccia che fa traboccare il vaso. Quel vaso già colmo da tempo.
La donna chiama la polizia. Quando a casa arrivano gli agenti, nemmeno di fronte alle divise il ragazzo si calma. Anzi, continua a inveire contro la donna, a minacciarla.
Ma a quel punto, non è più possibile far finta di niente, non si può più girarsi dall’altra parte. I reati per i quali si indaga sono procedibili d’ufficio: maltrattamenti in famiglia, tentata rapina, minacce.
Gli investigatori ascoltano le testimonianze dei vicini, degli altri parenti. Quello che tutti gli accertamenti portano a disegnare è un quadro drammatico, al limite.
La procura dei minori, allora, si rivolge al giudice dal quale arriva l’ordine di arresto: al ragazzo viene applicata la misura cautelare in una comunità. Lontano da quella famiglia e dalla mamma. Per interrrompere quella escalation di violenze, per dare un po’ di pace a una donna che prima non è riuscita a chiedere aiuto.
«Questo è uno dei tanti episodi che purtroppo ogni giorno affrontiamo. Quello che chiediamo e invitiamo a fare, è di chiamare prima che le situazioni diventino così esasperate. Chiedete aiuto» sono le parole del capo della Squadra mobile, Guglielmo Battisti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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