Gazzetta di Reggio

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Il Pd compatto su Vecchi ma su Bini c’è imbarazzo

di Evaristo Sparvieri
Il Pd compatto su Vecchi ma su Bini c’è imbarazzo

Un lungo applauso per il primo cittadino di Reggio nel suo intervento in direzione Allusioni polemiche alle posizioni del sindaco di Castelnovo Monti, vicine al M5s

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REGGIO EMILIA. Il suo nome in maniera esplicita lo ha fatto solo Lanfranco Fradici, ex sindaco di Scandiano ed ex presidente del consiglio provinciale, portando di passaggio una ventata polemica che già nei giorni scorsi aveva caratterizzato una discussione nata sulle pagine Facebook. Ma anche in qualche altro intervento, ne lla direzione provinciale “allargata” Pd convocata ieri mattina nella sede di via Gandhi dal segretario provinciale, Andrea Costa, non sono mancate allusioni, più o meno infastidite, più o meno evidenti.

Riferimenti impliciti alle recenti esternazioni di Enrico Bini, sindaco di Castelnovo Monti in quota Pd ed ex presidente della Camera di Commercio, che di fatto nei giorni scorsi è stata l’unica voce fuori dal coro di fronte al pressing M5s di convocare davanti alla commissione parlamentare antimafia il sindaco, Luca Vecchi, e i suoi predecessori: l’attuale ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, e Antonella Spaggiari. Un endorsement che non è affatto piaciuto a tutti gli esponenti democratici, usciti compatti dalla riunione di ieri mattina – alla quale ha partecipato anche il segretario regionale, Paolo Calvano – per fare il punto sul fenomeno della criminalità organizzata. Compatti nell’esprimere solidarietà a Vecchi di fronte alla lettera intimidatoria di Pasquale Brescia (l’intervento del sindaco è stato concluso da un lungo applauso), compatti nel considerare il Pd sotto un doppio attacco – da parte della ‘ndrangheta e a causa delle strumentalizzazioni politiche – e compatti anche nel ribadire l’impegno delle istituzioni, Comuni in primis, che meriterebbero maggior tutela e più strumenti per far fronte al rischio infiltrazioni. Ed è stata la compattezza di opinioni a far risaltare ulteriormente l’emergere di un “caso Bini”. Formalmente non iscritto al partito (ma sostenuto dal Pd alle scorse amministrative) anche il sindaco di Castelnovo Monti era fra gli invitati in direzione. Ma ha dato forfait, perché trattenuto in Comune a Castelnovo.

Un’assenza che si è fatta sentire, anche negli interventi di quanti hanno cercato di sottolineare come la lotta alle infiltrazioni sia stata portata avanti per anni da tutte le amministrazioni reggiane. E non sia un’esclusiva dell’attuale sindaco castelnovese.

Per Fradici, ad esempio, proprio perché sindaco, Bini non avrebbe dovuto prendere pubblicamente le recenti posizioni su Vecchi e Delrio. Per la verità, Fradici non mette in discussione la storia di Bini nella lotta alle mafie, ma giudica non plausibile che un amministratore non si metta in una logica di difesa delle istituzioni. Echi rivolti al sindaco castelnovese sarebbero stati interpretati da qualcuno anche nel passaggio del consigliere comunale, Pierluigi Saccardi, nel quale ha ricordato le 1700 imprese del settore autotrasporti cancellate quando sedeva nella giunta della Provincia.

Dettagli di un dibattito che ha restituito un documento unitario, condiviso dai circa cento esponenti dem che ieri erano presenti all’incontro. Un testo che di fatto rappresenta un sunto dell’intervento del segretario provinciale, Andrea Costa, nel quale non mancano passaggi autocritici e proposte. Fra i primi, la consapevolezza che «se c’è stata una fase di non sufficiente consapevolezza va sottolineata anche la carenza degli strumenti di contrasto». Ed per questo che dal Pd ora chiedono «più strumenti alle forze inquirenti, alla Prefettura, alla magistratura. Più attenzione ai nostri amministratori e alle nostre strutture tecniche. Vogliamo anche ribadire che negli ultimi vent’anni nessun amministratore reggiano è stato coinvolto in una indagine per vicende malavitose»: «La sfida della chiarezza e della trasparenza la lanciamo noi – aggiungono dal Pd – convocando i nostri sindaci su questo tema, per un incontro che serva ad affrontare collegialmente le strategie, le segnalazioni e le conoscenze in questo campo». Secondo il documento diffuso ieri, lettere come quella di Brescia «fingono di parlare a nome di una comunità intera: noi sappiamo distinguere i calabresi onesti da quelli che sono in galera». Di qui l’attacco a tutte quelle «forze politiche che prendono iniziative istituzionali basandosi su parole che provengono dal 41bis». Proprio in funzione della battaglia politica avviata dalle opposizioni, «diamo il via ad una forte campagna di incontri sui territori per comprendere a fondo il fenomeno e andare a raccontare alla comunità quanto si sta facendo sul tema della legalità: white list, interdittive, protocolli per controllare non solo i lavori pubblici ma anche i cantieri privati».

Infine, un invito alla responsabilità collettiva: «Nel contrasto alla criminalità ci deve essere una responsabilità collettiva: delle istituzioni certo, delle forze inquirenti, della magistratura, ma anche del mondo bancario, delle forze sociali, delle associazioni».

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