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Il vicesindaco dimissionario «Sì alla fusione tra i Comuni»

Il vicesindaco dimissionario «Sì alla fusione tra i Comuni»

SANT’ILARIO. Dopo aver rassegnato le proprie dimissioni da vicesindaco e assessore alla scuola, Rossella Campari intende chiarire alcuni concetti a seguito dell’articolo comparso ieri sulla Gazzetta....

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SANT’ILARIO. Dopo aver rassegnato le proprie dimissioni da vicesindaco e assessore alla scuola, Rossella Campari intende chiarire alcuni concetti a seguito dell’articolo comparso ieri sulla Gazzetta. «Non sono mai stata contraria al progetto della fusione – spiega la Campari – anzi lo appoggio in pieno. Ho solo detto che non mi è stato possibile neanche votare astensione su temi etici come la trascrizione dei matrimoni same-sex o la richiesta di girare parte dei finanziamenti della Tav su scuola e disabilità. Per quanto riguarda il Forum, invece, sono la prima che auspica la riapertura del teatro, ma non secondo i progetti proposti dall’assessore competente che comportano la spesa di ingenti somme di denaro pubblico. Spero si possa attingere anche alle risorse territoriali, che sono tante. In quanto, in questo momento, le priorità sono il sociale e la scuola».

Le frizioni dell’ex vicesindaco con la maggioranza riguardano anche altri aspetti, come le iniziative sulla legalità. «Avevo contattato Libera, che si era offerta di attivare progetti a costo zero. Sono stata stoppata perché il Comune partecipa al festival “Noi contro le mafie” e compra pacchetti precostituiti di eventi dall’associazione “Caracò”. Ho chiesto, invano, l’attivazione di una convenzione con il museo Cervi: mi è stato risposto che non c’erano i soldi. Ma per Caracò sì. Così come sono caduti nel vuoto gli appelli a riprendere i contatti con Reggio Children e il centro Malaguzzi».

Infine, una considerazione anche sull’azienda speciale. «C’è la volontà politica di passare i servizi educativi, la cultura, lo sport e la farmacia comunale in Consorzio Val d’Enza con i comuni di Campegine e Gattatico. Il Consorzio è un ente di natura pubblica, ma non potrebbe più esistere nel momento in cui si andasse a fusione. Il passaggio obbligato sarebbe l’azienda speciale, quindi con tipologie di contratto privatistico. Ancora tante le incertezze. Non c’è la volontà di pensare ad altre soluzioni».

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