In un anno decuplicati i sequestri di beni
I dati della Guardia di Finanza: in Emilia Romagna si è passati dai 20 milioni del 2014 ai 203 milioni dello scorso anno
REGGIO EMILIA. L’inchiesta Aemilia non è importante solo per il numero e il “peso criminale” dei suoi imputati. La vera portata dell’inchiesta che vede alla sbarra - tra rinviati a giudizio e imputati sotto processo in questi giorni con riti alternativi - 219 persone, è quella dei sequestri e delle confische. Che in Emilia Romagna, soltanto nel 2015 hanno decuplicato il loro valore. A dirlo sono i risultati dell’ultimo biennio di attività, in questo campo, da parte della Guardia di finanza: 5,8 miliardi di sequestri di beni mobili e immobili e 1 miliardo in confische.
Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene
(dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)
Dati anticipati nelle settimane scorse dal Sole 24 Ore, da cui risaltano in tutta la loro potenza gli effetti dell’inchiesta Aemilia, ma anche degli altri filoni d’indagine - dall’inchiesta Pesci a quella chiamata con l’antico nome di Crotone, Kiterion che ha messo in luce i legami politici ed economici della cosca Grande Aracri - che hanno portato gli inquirenti a mettere le mani su un patrimonio che, stando soltanto ai dati della Guardia di Finanza dà numeri impressionanti: ammonta infatti a oltre 203 milioni di euro il patrimonio su cui, in Emilia Romagna e in un solo anno, i militari delle Fiamme Gialle hanno apposto i sigilli.
E a chi volesse dubitare che quella cifra - che pure riguarda tutta l’Emilia Romagna - non sia completamente riconducibile agli effetti di “Aemilia”, suggeriamo di guardare all’importo dei beni confiscati o sequestrati nel 2014: allora erano appena 20 milioni di euro.
E anche la cifra fornita per il 2015 dalla Guardia di finanza, rischia di essere parziale.
Tra il 2012 e il 2014 in questa regione l’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati ha censito 112 beni sottratti ai circuiti illegali, 86 immobili e 26 aziende.
E secondo uno degli ultimi rapporti della Direzione distrettuale antimafia, il “tesoro” della ’ndrangheta non è l’unico che ha trovato rifugio in Emilia Romagna: da queste parti, infatti, secondo gli nvestigatori della Direzione distrettuale antimafia « cresce l’attenzione dei clan campani nel ricco e produttivo tessuto economico della regione, dove investono le risorse acquisite attraverso le attività illecite”. E a muoversi è in particolare il clan dei Casalesi di Caserta, “la cui presenza è stata segnalata anche nelle province di Ferrara, Ravenna, Parma, Reggio Emilia e Rimini».
massimosesena
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