Primo blitz nel 2003, ma i giudici dissero no
L’assalto ai beni di Francesco Grande Aracri da parte dell’allora procuratore di Reggio Italo Materia
REGGIO EMILIA. Le leggende di quei giorni narrano che in una pausa del processo Edilpiovra, l’allora procuratore capo di Reggio Italo Materia, si fosse avvicinato all’imputato Francesco Grande Aracri e gli avesse promesso di farlo emigrare da Reggio Emilia. Per quel processo - il primo vero processo che parlava di mafia a Reggio - arrivarono delle condanne, ma senza l’aggravante dell’associazione a delinquere. E dopo le condanne, Materia provò anche ad ottenere la confisca dei beni del fratello - brescellese d’adozione - del boss Nicolino Grande Aracri.
Due abitazioni a Brescello, un capannone , due auto, due casolari. Poca roba, se rapportata a ciò che verrà effettivamente sequestrato e confiscato ad altri esponenti della cosca Grande Aracri. Sul punto, allora, i legali di Francesco, diedero battaglia e la vinsero: «sulle due abitazioni - disse il suo legale - pendono altrettanti mutui. Gli altri due immobili sono due ruderi che il mio assistito non è mai riuscito a ristrutturare. Quanto alle due auto, una è stata immatricolata nel 1991 e l’altro è un fuoristrada furgonato che serve a Grande Aracri per lavorare». Invero più che le argomentazioni della difesa, alla fine pesò il fatto che i giudici di Edilpiovra non riconobbero l’aggravante mafiosa. (m.s.)
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