Gazzetta di Reggio

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Invalsi, Cardarello nel consiglio scientifico

di Luciano Salsi
Invalsi, Cardarello nel consiglio scientifico

L’ex preside di Scienze della formazione nominata nell’istituzione che valuta il sistema d’istruzione

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REGGIO EMILIA. E' un incarico tanto prestigioso quanto scomodo la nomina nel consiglio scientifico dell'Invalsi conferita a Roberta Cardarello, professore ordinario di Didattica e pedagogia speciale ed ex- preside della facoltà di Scienze della formazione dell'Università di Modena e Reggio. L'Istituto nazionale di valutazione del sistema di istruzione, che ogni anno somministra le contestatissime prove in ogni scuola italiana, è un ente di diritto pubblico, autonomo rispetto al ministero, creato nel 1999 e attivo dal 2004. Il suo consiglio scientifico è stato recentemente costituito dalla presidenza, che ha al vertice Anna Maria Ajello. Ne fanno parte, oltre alla docente reggiana, Francesca Borgonovi, analista dell'Ocse-Pisa, Jaap Scheerens, professore emerito dell'università olandese di Twente, Alberto Zuliani, già presidente dell'Istat, e Roberto Ricci, responsabile del settore Ricerca valutativa dell'Invalsi. Le prove Invalsi sono state introdotte sperimentalmente nel 2004. Dal 2013 sono un passaggio obbligatorio degli esami di licenza media.

La loro somministrazione, però, è accompagnata da vivaci contestazioni e scioperi da parte dei docenti. I Comitati di base e, con minore veemenza, gli altri sindacati accusano l'Invalsi di ledere la libertà d'insegnamento garantita dalla Costituzione, violare la privacy e imporre uno strumento valutativo superato, basato sul puro nozionismo, anzichè mettere in evidenza lo spirito critico e la creatività degli alunni. Inoltre temono che si vogliano misurare con questi test la preparazione degli insegnanti per differenziarne le retribuzioni.

«Ho sempre pensato - obietta Roberta Cardarello - che la valutazione dei prodotti degli allievi sia una necessità a cui la scuola pubblica non si deve sottrarre. Se ne devono conoscere i livelli dell'apprendimento, nei confronti del quale la scuola pubblica ha una fondamentale responsabilità. Altra cosa è stabilire se l'Invalsi opera nel modo migliore. Abbiamo esaminato a fondo i suoi test in diverse tesi di laurea. Sicuramente sono strumenti migliorabili, ma contesto che siano solo nozionistici. Le attuali prove sono state molto perfezionate grazie anche al contributo di ricerche internazionali. Sono in grado di sondare la capacità di ragionare e risolvere problemi, lo spirito critico, il possesso della lingua madre e la comprensione dei testi scritti, che sono una condizione indispensabile della cittadinanza consapevole. Non mi pare che violino la privacy. Costituiscono, anzi, un servizio prezioso per le scuole, alle quali vengono restituiti i dati e gli elementi della valutazione. Inoltre i test sono ben lontani dall'essere utilizzati per differenziare gli stipendi. Si sa che i risultati degli allievi devono essere commisurati ai livelli di partenza e al retroterra socio-culturale, prima di accertare il contributo dei docenti. Ignorarli sarebbe una manifestazione di enorme incultura pedagogica».

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