La 'ndrangheta fortunata: il business dell'azzardo
Il valore complessivo di beni e società sequestrate nell’indagine Aemilia è di quasi 500 milioni di euro
Non so perché, ma qualcosa mi dice che fra le 219 persone rinviate a giudizio per il caso Aemilia, forse non saranno tanti quelli fortunati in amore, ma molti saranno fortunati al gioco. Dalle cronache scopriamo che la Guardia di Finanza nella nostra regione ha sequestrato, solo nel 2015, ben 203 milioni di euro e che il valore complessivo di beni e società sequestrate nell’indagine Aemilia è di quasi 500 milioni di euro. Un fiume di denaro a disposizione della cosca che però spesso ha difficoltà a spenderlo, per fortuna molti giocatori d’azzardo reggiani potrebbero aver scelto di aiutarli. In fondo siamo una terra solidale...
Partiamo da una constatazione: le più redditizie attività illegali, ad esempio il traffico di droga o della prostituzione, generano notevoli quantità di denaro che ovviamente non possono risultare da nessuna parte, eppure questo denaro esiste e se lo si vuole utilizzare per acquisti o per investimenti, occorre trovare il modo di farlo emergere. Con l’avvento delle molteplici occasioni di gioco d’azzardo la criminalità organizzata ha un ottimo strumento per ripulire il denaro.
Per comprendere questo metodo occorre sapere che la legge prevede alcune modalità specifiche per il pagamento dei premi e che più è alto il premio vinto e maggiori sono le complessità per ritirarlo. Se un normale cliente di una tabaccheria ha la fortuna di vincere 100 euro con un gratta e vinci, questa somma gli viene data subito e senza alcun problema dall’esercente. Ma se lo stesso cliente ha ancora più fortuna e magari con un gratta e vinci, o con il lotto, o la videolottery o altro, ottiene un sostanzioso premio di 20mila euro, le cose si complicano…
Ovviamente il vincitore andrà esultando dal tabacchino per ritirare subito la vincita, ma avrà una brutta notizia: i soldi non gli saranno consegnati subito, dovrà portare pazienza diversi giorni (per legge più è alto il premio e più giorni passeranno), inoltre non li avrà in contanti ma gli verranno accreditati sul suo conto o comunque attraverso un metodo che permetta di “tracciare” il vincitore e accertarsi della sua identità.
Certo… magari in banca ha dei debiti e sarebbe meglio se questi soldi non finissero sul conto… oppure questo farà si che anche altri vengano a sapere della vincita… certo sarebbe bello avere i soldi subito e in contanti… E qui scatta l’offerta dell’esercente: se il giocatore accetta di vendergli il tagliando vincente, lasciando che sia poi lui a ritirare il premio, costui gli darà in cambio i 20mila euro di cui ha diritto, subito, in contanti e senza troppi problemi. Eviterà solo di dirgli che quei 20mila euro li ha avuti da “amici” che hanno attività imprenditoriali piuttosto creative.
Molto spesso un giocatore che vince una somma alta, preso dall’euforia e dalla smania di appagare i suoi desideri, non si pone troppi problemi ed è disposto ad accettare proposte che teoricamente dovrebbero far nascere dubbi.
Dopo questa compravendita l’esercente si ritrova in mano un biglietto vincente da 20mila euro; contatta i referenti della criminalità organizzata e vende a loro questo biglietto. La vendita può avvenire sia per denaro (magari per una piccola provvigione per il disturbo), sia senza provvigioni aggiuntive ma giusto per evitare che, come per magia, la sua ricevitoria ogni tanto prenda fuoco o sia svaligiata nella notte.
Una volta avuto il biglietto vincente in mano, il criminale molto rispettosamente fa la procedura prevista dai Monopoli di Stato per il ritiro del denaro, e dopo alcuni giorni si vede accreditare sul suo conto in banca i 20mila che “ha vinto”.
Qualora ci fossero successivamente indagini su quel criminale per ipotesi di reati, e gli inquirenti arrivassero a scoprire che costui, che magari risulta un piccolo imprenditore edile, ha conti su varie banche con centinaia di migliaia di euro depositati, e i magistrati chiedessero conto della provenienza di questi soldi, all’avvocato del criminale basterà mostrare copia dei documenti che attestano che abbia vinto tutti quei soldi in gioco d’azzardo: “il mio cliente è innocente o è forse una colpa essere molto fortunati al gioco?”
Questo sistema, che può sembrare un po’ fantascientifico, è molto più utilizzato di quanto si creda, come hanno dimostrato diverse indagini.
Fu utilizzato nel 2003 dal padrino di Gioiosa Jonica, Nicola Lucà, che mise le mani su un biglietto del Superenalotto da 8,5 milioni di euro. Il premio fu poi accreditato su conti correnti appositamente aperti in Lombardia e in Calabria (1). Ma lo usarono anche a Scafati (tra Napoli e Salerno) dove risultò che una sola persona, tal Francesco Cavallaro, aveva vinto ben 336 volte in soli 20 mesi, per complessivi 1,8 milioni di euro. In pratica una vincita da 5 mila euro un giorno si e uno no. La Guardia di Finanza scoprì che le sue vincite erano tutte legate a 4 ricevitorie “fortunate”, e le intercettazioni successive hanno permesso di smascherare un giro di fatture false per 85 milioni di euro, soldi che circolavano sui conti e i bilanci di 59 aziende (2).
O lo usarono i boss della camorra a Castellammare di Stabia nella cui casa sono stati rinvenuti decine di ticket vincenti, ammonticchiati gli uni sugli altri come banconote, per un valore di svariate centinaia di migliaia di euro (1).
Ora la domanda è: fra i 219 indagati per l’indagine Aemilia, quanti avranno casualmente “vinto” al gioco d’azzardo? E già che ci sono mi permetto anche un’altra domanda: i tanti reggiani che avranno realmente vinto al gioco d’azzardo e che avranno scelto di cedere il proprio tagliando vincente al tabaccaio o al gestore della sala da gioco, si saranno chiesti a chi sarebbe finito il loro tagliando o il loro desiderio di legalità, come accade spesso a tanti italiani, finisce poco prima che questo tocchi i loro diretti interessi? So che per alcuni può sembrare una cosa un po’ desueta, ma ciò che si dovrebbe fare, nel caso in cui un esercente si offra di “acquistare” il vostro tagliando vincente, è di avvisare le forze dell’ordine; del resto se voi avete vinto al gioco d’azzardo, perché dovreste far vincere anche un criminale?
presidente associazione Papa Giovanni XXIII
(1) L’Espresso del 26 maggio 2011
(2) L’Espresso del 16 luglio 2009
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