«Mi ricordo, erano i giorni del Mondiale»
Gino Tassoni, dipendente comunale, è uno fra i tecnici che firmarono e poi seppellirono la lettera
REGGIO EMILIA. «Me lo ricordo bene, quel foglio. Lo abbiamo fatto nei giorni in cui si giocava il campionato del mondo». Gino Tassoni oggi ha 65 anni, è sposato e ha figli grandi. Nel 1982, in quell’estate in cui l’Italia di Bearzot vinceva i Mondiali di calcio, di anni ne aveva 31. Era dipendente del Comune, addetto ai teatri della città come macchinista. Tassoni è una delle persone che idearono e firmarono il cartoncino infilato dentro una bottiglia e poi interrato durante i primi lavori di restauro del teatro Ariosto.
«Non si può dire che quell’estate facesse fresco (quella del 1982 fu un’estate torrida, ndr), arrivavamo al tardo pomeriggio stanchi morti e ricordo che scrivemmo quel foglio nei giorni in cui rifacevamo il pavimento della platea».
Gino Tassoni, che è ancora dipendente del Comune ma come addetto alle scuole, torna con la memoria ai mesi in cui si riportava a nuova vita l’Ariosto. «Dovevamo distruggere il pavimento che c’era e fare una nuova gettata in cemento, così venne l’idea di mettere quella bottiglia. Là sotto si poteva trovare di tutto, cavi elettrici, impianti idraulici. Immaginavamo che in una ristrutturazione futura quella bottiglia potesse essere riscoperta, e così abbiamo lasciato una nostra traccia».
Tassoni non aveva il ruolo di muratore ma di macchinista del teatro, in pratica era la persona che nell’allestimento di uno spettacolo si occupa della preparazione e della sistemazione del palcoscenico. «Infatti – rievoca – in quei mesi il mio ruolo era soprattutto legato al rifacimento delle assi che costituivano il palcoscenico, la sistemazione della parte in legno e di tutto quello che aveva direttamente a che fare con gli spettacoli. A tanti anni di distanza, non saprei proprio dire dove siano e di cosa si occupino gli altri di quella squadra di lavoratori». (a.m.)
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