Gazzetta di Reggio

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Ritrovata una lettera sepolta 34 anni fa

di Andrea Mastrangelo
Ritrovata una lettera sepolta 34 anni fa

Era in una bottiglia interrata sotto la platea, l’avevano nascosta lì i tecnici protagonisti del primo rifacimento nel 1982

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REGGIO EMILIA. All’interno del teatro Ariosto sono in corso i lavori di restauro che devono ridare lustro e dignità a quel gioiello di architettura che ospita prosa e musica. Alcuni operai stanno lavorando al pavimento quando un attrezzo rompe un oggetto di vetro che si trova al di sotto del livello del suolo. E’ una bottiglia, che contiene un pezzo di carta, anzi un cartoncino, piegato in due e poi arrotolato. Gli operai lo prendono in mezzo ai cocci, lo aprono e lo leggono. E’ una testimonianza del passato, una traccia lasciata da tecnici che, come loro, furono i protagonisti del precedente restauro dell’Ariosto.

Il cartoncino bianco è pieno di nomi. Su un lato si legge: «La costruzione della nuova platea e degli altri lavori di restauro del Teatro Ariosto è iniziata nel 1982. A quel tempo per lo svolgimento dei lavori erano impegnate le seguenti persone».

Due punti e a capo. Poi viene l’elenco minuzioso di tutti quelli che hanno partecipato al cantiere, suddivisi per ruolo. I protagonisti di quel restauro che risale a 34 anni fa furono parecchi. I muratori Gino Botti, Enrico Saccaggi, Gino Corciolani, Leonida Gualdi, Mario, Adolfo e Francesco Pompa, tutti della Crc, Cooperativa Reggiana Costruzioni; gli idraulici Alcide Bonacini, Valdo Valdi e Stefano Ugolini della Export Impianti; gli elettricisti Sergio Boretti, Giancarlo Bigliardi e Mario Ferretti dipendenti dei teatri comunali, il macchinista Gino Tassoni, il portiere Dante Gambetti e il custode (sostituto, così si legge nel messaggio) Afro Gilioli.

Sotto l’elenco dei nomi, altre righe scritte in stampatello: «Tutti coloro sopra citati augurano a voi che avete ritrovato questo manoscritto buon lavoro con la speranza che questo foglio non lo stracciate, ma lo conserviate con cura ed abbiate sempre buon ricordo di noi».

Sull’altro lato del cartoncino le firme di tutti i partecipanti ai lavori e per tre volte la scritta – in maiuscolo blu e rosso – “Attenzione”. E infine la data: Reggio Emilia, 27/7/1982.

Nei romanzi d’avventura di un tempo, alle bottiglie lanciate in mare venivano affidate le mappe del tesoro o le richieste di soccorso, oppure la soluzione di misteri inconfessabili, come in “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie. Nel mondo reale invece è consuetudine seppellire oppure murare bottiglie o altri contenitori con messaggi che riportino la testimonianza e i nomi dei partecipanti alla costruzione o al restauro di edifici di grande importanza: chiese, teatri, palazzi pubblici, monumenti architettonici. Una ventina di anni fa, precisamente nel 1997, quando si riportò sulla cupola della chiesa di San Pietro la grande sfera dorata danneggiata dal terremoto, si scoprì all’interno una pergamena vecchia di secoli. Ed è solo un esempio fra tanti.

Così anche per il teatro Ariosto, che solo poche settimane fa è stato riaperto al pubblico dopo nuovi lavori di restauro durati alcuni mesi.

Gli addetti al cantiere scavando sotto la platea hanno ritrovato e riportato alla luce questo scritto che diviene adesso una testimonianza storica, prima ancora che un bellissimo ricordo.

Il cartoncino è destinato ad essere conservato negli archivi dei teatri della città, segno anche dell’attaccamento dei reggiani alle proprie cose belle e dell’orgoglio nel partecipare al mantenerle in perfette condizioni.

Era appunto il 1982 quando il Comune decise di ridare lustro al teatro Ariosto, che negli anni Settanta si era trasformato in cinema e al lunedì sera ospitava le ultime compagnie di rivista, “virate” da un pezzo sul genere erotico. Poi, anche grazie ai lavori “sottoscritti” nel messaggio affidato alla bottiglia e che si protrassero a lungo, l’Ariosto cambiò vita tornando ad essere quel teatro che da sempre aveva dato prestigio alla città e a ospitare compagnie di grande nome, soprattutto nel campo della prosa.

Adesso, con la chiusura di questa ultima tornata di restauri, Reggio Emilia dispone nuovamente di un gioiello che si affianca al Valli per garantire alla città un’offerta culturale unica per città di queste dimensioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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