Casa e lavoro, ecco le emergenze più gravi
Il gesto di Paolo e Barbara e le difficoltà di tante famiglie: 100 persone in attesa di un alloggio, 180 seguite dai servizi sociali della Bassa
GUASTALLA. Il dramma della povertà, della solitudine e della disperazione che si è consumato lunedì a San Matteo delle Chiaviche, nel Mantovano, dove due conviventi guastallesi, Paolo Galli di 39 anni e Barabara Morellini di 45, hanno deciso di morire nella loro auto, ha risvegliato le coscienze dell’opinione pubblica e delle istituzioni, reggiane e non solo.
La disperazione causata dalla perdita del lavoro e dalle difficoltà economiche non ha connotazioni geografiche e interroga tutte le persone che ogni giorno si adoperano, attraverso associazioni di volontariato sociale, per cercare di dare un sostegno a chi non ce la fa più. Esistono situazioni di povertà in famiglie che, apparentemente, vivono una vita normale. Le difficoltà maggiori si riscontrano in quei nuclei familiari che vivono situazioni di disagio sociale ed economico e che, per pudore o vergogna, si isolano.
A Guastalla le richieste di aiuto nell’arco del 2015 pervenute allo sportello sociale del Comune sono state 1.050. I servizi sociali, attualmente seguono attraverso progetti alla persona 180 casi. Il 64% di questi sono italiani, il restante 36% sono stranieri.
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L’amministrazione comunale, nel tentativo di creare una rete solidale, ha istituito oltre allo sportello sociale del capoluogo anche quelli nelle frazioni di Pieve, Tagliata, San Rocco e San Girolamo e si sta lavorando per aprirne un altro, a San Giacomo. Gli aiuti che possono essere erogati, sul piano istituzionale, riguardano lavori socialmente utili che vengono pagati con regolari voucher.
Esiste anche la possibilità di far svolgere lavori socialmente utili a quelle persone che, trovandosi in difficoltà col pagamento delle utenze, riducono le loro sofferenze in cambio di manodopera. Tuttavia a Guastalla, l’emergenza più pressante è quella abitativa.
L’amministrazione comunale dispone di 173 alloggi, tutti occupati, ma in lista d’attesa ci sono altre 100 persone. La disperazione è stata la miccia che ha portato Paolo e Barbara a lasciare questo mondo.
La coppia, che abitava in un appartamento al terzo piano della palazzina di via Solarolo 1/5 non si è mai rivolta ai servizi sociali ma si era recata, un anno fa, dal sindaco Camilla Verona, con cui avevano avuto una lunga conversazione durante la quale avevano manifestato l’urgenza di trovare un lavoro.
In effetti, Paolo, qualche occasione di lavoro l’aveva trovata ma non è durata per molto tempo anche a causa di qualche suo problema di salute. Barbara invece era solo riuscita a rimediare qualche ora da destinare alle pulizie. La gente si chiede: poteva essere evitata questa tragedia? E’ stato fatto tutto il possibile per aiutarli? Domande a cui sarà difficile dare una risposta. (m.p.)
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