Gazzetta di Reggio

Reggio

Usura, estorsione e false fatturazioni: 8 persone arrestate

Usura, estorsione e false fatturazioni: 8 persone arrestate

Imprenditore reggiano minacciato denuncia gli strozzini. L’operazione Don Matteo è stata condotta tra le province di Reggio Emilia, Modena e Forlì-Cesena. Dietro c'è l'ombra della Camorra e contatti con la cosca Grande Aracri

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA  Un imprenditore reggiano doveva restituire 1 milione di euro ai suoi usurai, pagando interessi tra il 180 per cento e 350 per cento. Le pesanti minacce ricevute dai suoi aguzzini lo hanno portato a denunciarli alle associazioni antiusura, che in collaborazione con i carabinieri di Reggio Emilia hanno avviato un'indagine conclusasi con 8 arresti.

L’operazione Don Matteo è stata condotta tra le province di Reggio Emilia, Modena e Forlì-Cesena dal Nucleo Investigativo reggiano che ha assicurato alla giustizia 8 persone ritenute responsabili a vario titolo dei reati di usura, estorsione e false fatturazioni.

USURA - I casi a Reggio Emilia

Il pm Giacomo Forte della procura di Reggio Emilia ha richiesto ed ottenuto dal giudice i provvedimenti restrittivi di natura cautelare che sono stati eseguiti dai carabinieri reggiani in collaborazione con i colleghi dell’arma territorialmente competenti. Un’attività investigativa resa possibile grazie anche alla collaborazione della Fondazione Antiracket San Matteo Apostolo di Bologna e della Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12934346:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/02/10/fotogalleria/giro-di-usura-a-reggio-emilia-ecco-gli-arrestati-1.12934346]]

Si tratta quindi di 8 misure cautelari (7 provvedimenti restrittivi di cui 2 in carcere e 5 ai domiciliari nonché un obbligo di dimora) responsabili dei reati. Si tratta di un reggiano, un carpigiano e sei tra napoletani e casertani. Uno di questi sarebbe in contatto con esponenti dei clan camorristici Cava di Avellino e Pagano, attivo nell'agro nocerino sarnese. Un altro ha invece stretti legami con un imputato in Aemilia ora al 41 bis perché affiliato alla cosca Grande Aracri.

GLI ARRESTATI  Sono Claudio Citro (33 anni originario di Salerno, residente a Correggio), Giuseppe Caso (37 anni di Torre Annuniata residente a Correggio), Stefano Bargiacchi (43 anni di Carpi), Andrea Davoli (28 anni di Bagnolo in Piano), Nicola Errichiello (38 anni di Napoli residente a Correggio), Alfonso Febbraio (45 anni di Napoli residente a Reggio Emilia), Aldo Griffo (51 anni di San Cipriano d'Aversam nel casertano, e residente a Campogalliano).

Tutto parte nel 2014 con i controlli sull'usura da parte dei carabinieri reggiani con l'aiuto delle associazioni a contrasto del fenomeno attive in Emilia-Romagna. Al centro l'imprenditore reggiano che stava subendo pesantissime minacce rivolte a lui e ai suoi familiari.

Grazie anche all'aiuto di alcuni professionisti, sono stati individuati due gruppi criminali che operano a Reggio Emilia. Oltre all'usura sono venute a galla false fatturazioni a vantaggio di alcuni indagati per un controvalore di 800mila euro.

DENUNCE INESTISTENTI  "La denuncia dei reati è un obbligo, anche quando non fa comodo». Il comandante provinciale di Reggio Emilia, colonnello Antonino Buda, durante la conferenza stampa di presentazione dell'operazione Don Matteo. Sul territorio emiliano, infatti, il fenomeno dell'usura è molto presente anche se le denunce sono praticamente inesistenti. Dalle indagini dei Carabinieri, sono emerse altre persone potenzialmente vittime degli odierni arrestati.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12940062:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/usura-l-appello-dei-carabinieri-alle-vittime-denunciate/52265/52362]]

A loro i Carabinieri chiedono di denunciare, perché in questo modo possono aiutare l'indagine e definire la loro posizione di vittime, in alternativa, potrebbero essere considerati complici. Della difficoltà a presentare denuncia, hanno parlato anche i responsabili delle associazioni antiracket San Matteo Apostolo di Bologna e Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia.

«Gli imprenditori che arrivano da noi sono disperati, sia dal punto di vista psicologico, sia economico - spiegano Paolo Puggioli e Matteo Iori - La maggior parte non ha nessuna intenzione di presentare denuncia e molto spesso non riusciamo a convincerli in tal senso, per cui forniamo loro assistenza. In questo caso, grazie anche alla sensibilità e al buon lavoro dei carabinieri, la vittima si è convinta a intraprendere questo percorso che ha portato a questi arresti».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google