La Bassa reggiana accoglie cinque famiglie siriane
I 25 profughi arriveranno dal Libano grazie alla Comunità di Sant’Egidio Saranno ospitati dalla Caritas e dalle Unioni pastorali di Brescello e altri paesi
BRESCELLO. Per venticinque profughi siriani la salvezza si chiamerà bassa reggiana. Sono cinque famiglie imparentate tra loro, tra cui diversi bambini, che da tempo vivono in un campo profughi in Libano e che tra fine febbraio e inizio marzo si imbarcheranno su un aereo con destinazione l’Italia.
Non dovranno salire sulle carrette del mare, affrontare un viaggio di paura e di pericoli che per molti loro connazionali è diventato un viaggio di morte, nelle acque tra la Turchia e la Grecia, in cerca di un futuro lontano dal loro Paese in guerra.
Un cambiamento di vita reso possibile grazie a un accordo siglato tra il Governo italiano, la Comunità di Sant’Egidio e la Chiesa valdese, che ha consentito l’apertura di “corridoi umanitari” verso l’Italia da Libano, Marocco e Etiopia. Un progetto pilota che è una novità assoluta per l’Italia e che eviterà per la prima volta ai profughi di rischiare la loro vita nei viaggi della disperazione. La complessa operazione (che nei mesi scorsi aveva subìto alcuni rallentamenti a causa degli attentati avvenuti in Francia) consentirà di arrivare in Italia a 500 siriani, che potranno restare nel nostro Paese per un anno.
In terra reggiana, un ruolo fondamentale sarà ricoperto dalla Caritas, che metterà a disposizione degli aiuti economici per il sostentamento dei profughi. Tra gli aspetti innovativi di questo progetto, infatti, emerge che non saranno impiegati fondi pubblici: il ruolo dello Stato si è “limitato” alla concessione dei visti, e i costi saranno interamente a carico della Federazione delle chiese evangeliche in Italia e della Comunità di Sant’Egidio, grazie ai ricavati dell'8 per mille. Senza contare la solidarietà dei parrocchiani, che saranno liberi di aiutare i nuovi ospiti nelle forme che riterranno più opportune.
Nello specifico, queste 25 persone sono suddivise in cinque nuclei familiari. Quello principale è composto da due genitori di circa 60 anni, che hanno tre figli e un nipote, ognuno dei quali ha formato una propria famiglia. I cinque nuclei saranno ospitati in strutture della diocesi a Brescello, Castelnovo Sotto, Santa Vittoria e Bagnolo (dove alloggeranno due famiglie).
La scelta di far confluire tutti i profughi nella bassa – di fronte alla disponibilità offerta da tante parrocchie della provincia – deriva dalla necessità di dare loro la possibilità di frequentarsi e di stare vicini, e dunque si è pensato di distribuirli nel raggio di pochi chilometri.
Per quanto riguarda Brescello gli ospiti alloggeranno in oratorio, nell’appartamento del viceparroco. Uno degli obiettivi sarà quello di inserirli nella comunità, anche grazie all’intervento di mediatori culturali, in quanto i profughi in arrivo (di religione musulmana) parlano soltanto arabo. Una curiosità: proprio a Brescello troveranno una persona che hanno già conosciuto nel campo profughi in Libano. Si tratta del giovane Mattia Paliotto, volontario di “Operazione Colomba”, corpo di pace della comunità “Papa Giovanni XXIII”, che ha trascorso un periodo di tempo insieme a loro. Con questo progetto, viene così raccolto l’appello di pochi giorni fa di Papa Francesco, che nel corso dell'Angelus chiese di «non risparmiare gli sforzi per la pace nell'amata Siria». Grazie a questo intervento molte persone saranno risparmiate dalle grinfie dei trafficanti di uomini.
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