«La Legacoop ci ha usati: solo promesse»
San Martino in Rio, ieri la manifestazione dei dipendenti al grido di “pagliacci”: «Vogliono chiudere per ragioni politiche»
SAN MARTINO IN RIO. “Usati, illusi e alla fine delusi”. Ancora, “Tante promesse solo bugie, costruita con i veri valori, distrutta da presunti cooperatori” e “Ci prendete per il …”. Questi alcuni slogan scritti dai 150 lavoratori della ex Cormo di San Martino in Rio, divenuta Open.Co dopo la fusione con la modenese Coop Legno, che ieri mattina – sostenuti da qualche lavoratore della Coopsette – hanno dato vita a una fortissima protesta con un presidio davanti a Legacoop Emilia Ovest in via Ruini.
“Pagliacci, pagliacci” e “Chi non salta della Lega è”, hanno gridato i lavoratori davanti alla sede Legacoop, prima di essere ricevuti dal presidente di Legacoop territoriale Andrea Volta, insieme ad una delegazione sindacale.
Durante il confronto, al piano terra del quartier generale di via Ruini, sono volati gli stracci e gli addetti della ex Cormo, molti dei quali sono anche soci che hanno perso tutto il capitale investito nella cooperativa, hanno annunciato che daranno vita a nuove contestazioni: tra le intenzioni dei lavoratori c’è quella di occupare gli ipermercati.
Durante l’incontro i lavoratori – anche con urla belluine, frutto di una disperazione che si trascina da tempo – hanno cercato di spiegare i loro diritti. Senza però ottenere risposte convincenti. Da Legacoop arriva la notizia di un privato interessato a rilevare un ramo d’azienda ma non viene considerata un’alternativa valida, così come non ispira fiducia la nuova società Serramenti Core, che avrebbe dovuto dare nuova linfa al comparto degli infissi, ma che per i dipendenti e soci è un bluff.
«Qualche anno fa Open.Co stava andando bene, ma hanno frenato il suo sviluppo per consentire alle altre cooperative emiliano romagnole, che invece avevano performance negative, di recuperare terreno, penalizzando noi, perché avremmo potuto fare concorrenza alle altre – commentano i lavoratori insieme ai sindacati – Lo stabilimento di San Martino potrebbe produrre per tutta Italia e invece Legacoop lo vuole chiudere per una scelta politica».
Ci sono poi le singole storie di drammi familiari: «Lavoriamo entrambi alla ex Cormo, a chiamata. Ci hanno raccontato balle: il progetto parlava di conservare tutti e 3 gli stabilimenti mentre chiude San Martino – commentano Samantha Corradini, 36 anni e il marito Nino Cerundolo, 56, di Correggio – E Legacoop ha preso i soldi quando le cose andavano bene per poi farci rimanere senza lavoro adesso. Abbiamo un bambino di 6 anni: come faremo a tirare avanti?»
Stessa domanda da parte di Stefano Ferrari, 53 anni, in Cormo dal 1979: «Ho due figli e una moglie casalinga. Il piano di rilancio era triennale, ma si è dissolto. Nonostante un miglioramento del 13% sul fatturato e un +30% di acquisizioni, nel 2015 sull’anno precedente. Ci hanno fatti fuori per eliminare concorrenza alle altre coop – commenta Stefano. «Abbiamo ricopiato sui cartelloni i valori che dice di avere Legacoop – aggiunge Anna Parisi – perché sono tutte bugie. Promesse non mantenute».
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