«Manovra immobiliare sul capannone ex Cormo»
SAN MARTINO IN RIO. Una data cruciale da tenere in considerazione nel ripercorrere i guai finanziari dell’ex Cormo, ora Open.Co, è costituita dal conferimento immobiliare nel fondo Namira. Questo...
SAN MARTINO IN RIO. Una data cruciale da tenere in considerazione nel ripercorrere i guai finanziari dell’ex Cormo, ora Open.Co, è costituita dal conferimento immobiliare nel fondo Namira. Questo fondo immobiliare, nato nell’ambito della cooperazione, nel 2012 ha provocato il passaggio di proprietà del capannone dell’ex Cormo che, secondo molti esperti del settore dei serramenti, potrebbe assorbire la produzione di tanti altri stabilimenti. Una manovra finanziaria che avrebbe dovuto garantire un dividendo da questo fondo, come ricorda Fausto Boni che, all’epoca dei fatti, ricopriva l’incarico di vice presidente all’ex Cormo, per poi diventare, successivamente, l’ultimo presidente della Cormo. Un’operazione che, tuttavia, si è tradotta in pure macchinazioni contabili che non hanno garantito alcun vantaggio.
«All’inizio del 2013 è stato fatto il conferimento immobiliare del capannone e, dato che non eravamo più proprietari, ci venne chiesto dal fondo stesso un affitto di 2 milioni e 250mila euro l’anno – commenta Boni – io all’epoca ero vice presidente e ho votato contro. Questa infatti era solo una manovra di bilancio: serviva per fare comparire una sostanziosa plusvalenza nel conto economico. E i consulenti che l’hanno presentata al nostro consiglio di amministrazione hanno prospettato un quadro scorretto. L’affitto, inoltre, era calcolato al tasso dell’8,5%: un tasso assurdo, perché il valore dell’immobile era stato gonfiato. È stato venduto, infatti, a 26 milioni di euro. Questa operazione finanziaria era stata presentata come mezzo per ottenere finanziamenti dalle banche e la somma incassata dalla vendita è servita per restituire prestiti e chiudere mutui, tra l’altro. Al momento della fusione con Open.co, nel 2014, è stata fatta un’operazione di riduzione del valore conferito al fondo, passato da 26 a 22 milioni. A fronte di tale diminuzione, è calato anche il valore dell’affitto, che è stato versato a compensazione: ovvero, è stato tolto dalla somma della vendita e dagli accordi avrebbe dovuto coprire il periodo che va fino alla fine di quest’anno».
Un periodo in cui il capannone, tuttavia, è sottoutilizzato. «Certo, non attribuiamo la colpa della crisi al fondo Namira e alla perdita di proprietà del capannone – conclude Boni – alla base c’è un’incapacità di lettura della crisi del mercato». (s.a.)
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