Il racket dell'usura: dall’acquisto del debito alle minacce
Reggio Emilia, Claudio Citro interrogato dal giudice: per gli inquirenti, era lui a terrorizzare l’imprenditore finito nella morsa
REGGIO EMILIA. Sono iniziati gli interrogatori di garanzia degli otto arrestati con l’accusa di gestire un giro d’usura. I primi ad essere ascoltati dal gip Angela Baraldi sono stati gli indagati finiti in carcere, il 37enne napoletano Giuseppe Caso e il 33enne salernitano Claudio Citro. Gli altri indagati, sottoposti a gli arresti domiciliari, saranno ascoltati tra oggi e domani.
Gli interrogatori sono stati dilazionati in modo tale da poter verificare se le versioni date dai primi coincidono con quelle di chi sarà ascoltato in un secondo momento. Nell’inchiesta dei carabinieri, coordinata dal pm Giacomo Forte, Citro e Caso emergono come le figure di spicco.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12934346:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/02/10/fotogalleria/giro-di-usura-a-reggio-emilia-ecco-gli-arrestati-1.12934346]]
Il primo, che deve rispondere di estorsione ed è difeso dall’avvocato Federico De Belvis, è considerato il capo dei riscossori, che si occupava personalmente di tenere i contatti e minacciare pesantemente l’imprenditore che aveva maturato un debito di 370 mila euro nei confronti di un altro indagato, Stefano Bargiacchi. Quest’ultimo, non riuscendo a rientrare dal prestito, avrebbe ceduto il debito a un gruppo di campani, che poi ha messo in atto le minacce nei confronti del debitore. Citro è stato riconosciuto dalla vittima anche per un vistoso tatuaggio di Padre Pio sull’avambraccio destro.
Il primo incontro tra la vittima e Claudio Citro avvenne in un centro commerciale a Reggio nel febbraio 2014. «Ricordo chiaramente che Claudio mi disse chiaramente che se non pagavo non avrebbe avuto alcun problema a spararmi o farmi fuori», ha raccontato l’imprenditore strozzato. Gli estorsori hanno sostenuto che i soldi fossero in realtà loro, in quanto Barghiacchi non sarebbe stato che un loro prestanome. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12950830:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12950830:1649488380/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
La vittima ha subito per mesi pressioni e richieste di denaro con tassi d’interesse fino al 350%. Nel marzo 2015 Citro ha minacciato così la sua vitima: «Io ti devo fare a pezzi, non mi credi che io ti devo fare a pezzi con la motosega?». In un’altra conversazione l’indagato dice «che la pazienza ha un limite e le persone possono uscire matte con la testa e fanno degli errori e poi passare delle grane». In un altro colloquio Citro dice alla vittima che «deve mettersi nei panni delle persone a cui ha sottratto tanti soldi e non sono poi tornati indietro».
Per gli inquirenti Claudio Citro è incontestabilmente il capo del gruppo che si occupa della riscossione. L’altro indagato, Caso, deve invere rispondere di usura, oltre che di estorsione.
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