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«La aiuteremo nei suoi progetti di vita»

«La aiuteremo nei suoi progetti di vita»

Il presidente dell’Unione Val d’Enza: «I servizi sociali non abbandoneranno la ragazza»

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MONTECCHIO. «L’auspicio è che da oggi si apra per la ragazza un futuro all’insegna della fiducia e del riscatto. Il sostegno dei servizi sociali, comunque, non mancherà neanche dopo questo decisivo passaggio, per costruire con lei nuovi progetti di vita».

Non può che essere soddisfatta l’Unione dei Comuni della Val d’Enza, parte civile nel processo terminato mercoledì con la condanna (undici anni di reclusione e annullamento del vincolo parentale) della mamma che faceva prostituire la figlia minorenne.

Oltre ad avere creduto alla ragazza, infatti, il collegio giudicante presieduto da Francesco Caruso ha anche stabilito che la donna dovrà dare, come forma di risarcimento, 80 mila euro alla figlia e 40 mila all’Unione Val d’Enza, che dal 2013 si occupa di lei sostenendo le spese di ricovero e assistenza psicologica. «Nel giorno che segue un evento tanto importante – commentano Paolo Colli e Andrea Carletti, presidente e vice presidente dell’Unione Comuni Val d’Enza – il primo pensiero va alla giovane vittima, a cui è stata data finalmente voce, dignità e speranza. La sentenza, inoltre, è un messaggio che manda un segnale chiaro sulla posizione di tutte le istituzioni: le vittime di abusi sessuali e maltrattamenti possono contare sull’accoglienza e sulla tutela da parte dei servizi». E in effetti l’Unione, mercoledì, era in aula, rappresentata da Andrea Carletti, per manifestare la vicinanza alla ragazza e la fiducia nei suoi servizi.

«È un grande passo avanti di tutta la comunità – aggiungono Colli e Carletti – in termini di consapevolezza, civiltà, solidarietà e tutela dei diritti, in particolare dei più giovani. Il ruolo della giustizia, infatti, è di fondamentale importanza perché avere giustizia può rafforzare il percorso di cura, così come avere i sostegni che accompagnano l’acquisizione di esperienze diverse che possano far emergere nella vita dei giovani gioia, capacità, amorevolezza».

La ragazza, infatti, informata della sentenza dal suo avvocato Marco Scarpati, si è emozionata: «Era contenta – ha raccontato il legale – perché finalmente la sua terribile storia è stata accettata anche dai giudici, e non solo dai servizi sociali, che l’hanno aiutata tantissimo».

«Grazie al sostegno che ricevono dai servizi – fanno eco Colli e Carletti – le giovani vittime possono modificare il corso della propria vita, apparentemente già segnata, senza correre il rischio di danneggiare altri. Liberarsi dal trauma significa potersi liberare dalle zavorre che rendono la vita di questi bambini un inferno. Va sottolineato però – aggiungono – che la ragazza, allora minorenne, ha avuto il coraggio di denunciare i fatti di cui è stata vittima perché ha potuto trovare nel servizio sociale dell’Unione totale accoglienza e ascolto da parte di operatori attenti, competenti e coraggiosi, che hanno tenuto la schiena dritta di fronte alla complessità della situazione. I servizi per la tutela dell’infanzia – spiegano – lavorano al centro di un delicatissimo intreccio tra bambini, famiglia, autorità giudiziaria e forze dell’ordine. Nel caso di questa ragazza, il coordinamento fra queste parti e il costante lavoro di squadra sono stati di fondamentale importanza, e nell’interpretare i mandati di tutela minorile si è dimostrata lucidità professionale, competenza, empatia e una grande umanità, unita al coraggio di accettare “verità scomode” molto dolorose e disumane. L’Unione Val d’Enza – concludono – continuerà in questa direzione, dando priorità assoluta alla crescita e al benessere delle bambine e dei bambini, degli adolescenti e dei ragazzi che rappresentano il futuro di questa comunità». (m.r.)

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