Rifiuti, ecco perchè Iren vuole riaprire Poiatica
La discarica è il vero ago della bilancia nel braccio di ferro tra la multiutility e la Regione sull'inceneritore di Ugozzolo
REGGIO EMILIA. «In particolare, per le Province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia emerge un deficit di fabbisogno impiantistico per la gestione dei rifiuti urbani residui pari a circa 40.000 tonnellate all’anno». E ancora: «Riteniamo che la Regione dovrà rivedere i flussi già nel corso del corrente anno». E infine: «La proposta di piano appare confusa e contraddittoria rispetto agli obiettivi di equa distribuzione dei carichi ambientali mediante l’utilizzo ottimale degli impianti esistenti sia dal punto di vista ambientale che economico, prevedendo di fatto la chiusura della discarica di Carpineti e il sottoutilizzo degli impianti presenti sui territori di Piacenza e Parma». Firmato: Iren. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12922684:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/02/08/news/rifiuti-iren-vuole-riaprire-la-discarica-di-poiatica-1.12922684]]
Si vota a marzo. La partita sembra ancora aperta. E lo sarà almeno fino a metà marzo, quando il Piano regionale dei rifiuti passerà al vaglio dell’Assemblea legislativa. Ma, intanto, dalle osservazioni portate alla proposta di piano avanzata dalla giunta regionale per l’udienza conoscitiva del 4 febbraio scorso, arrivano pesanti bocciature. Non solo da Iren, che sta giocando un suo personale braccio di ferro proprio con la Regione, mettendo sul piatto l’inceneritore di Parma, Poiatica e l’apertura dei bacini inserita nel decreto Sblocca Italia. Ma anche da associazioni di categoria e ambientalisti, che per ragioni opposte considerano rispettivamente il piano regionale troppo «ambizioso», oppure al contrario troppo distante dalla legge regionale 16/2015 su rifiuti ed economia circolare, approvata a settembre dall’Assemblea legislativa su un impianto di iniziativa popolare.
Tutti contro. Fra le associazioni di categoria, ad avanzare osservazioni in negativo sono Acgi, Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Confagricoltura, Confapindustria, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Copagri, Legacoop e Confservizi. Sono i componenti del tavolo dell’imprenditoria, che chiedono fra le altre cose che i «territori vadano ascoltati» e di ridurre gli obiettivi regionali a quanto delineato nella direttiva Ue sui rifiuti, con parametri giudicati più conseguibili. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12945260:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/02/11/news/il-piano-rifiuti-prevede-la-chiusura-di-poiatica-1.12945260]] Fra gli ambientalisti, invece, a far sentire la propria voce soprattutto il Comitato ambiente e salute di Riccione e l’Ecoistituto di Faenza, che chiedono più concretezza sulla chiusura degli inceneritori. In mezzo, anche le osservazioni dei gestori come Hera e Iren, con quest’ultima alle prese con il tentativo di riaprire Poiatica in cambio di un’autolimitazione di Ugozzolo. Un caso – quello di Poiatica – che il sottosegretario alla giunta, Andrea Rossi, ha già dichiarato chiuso, sottolineando che una volta approvato il piano la discarica cesserà definitivamente la sua funzione, come chiesto dagli enti locali. Ma, di qui a marzo, la questione sembra destinata ancora a tenere banco.
Il punto della multiutility. Differenziata e riciclaggio, flussi e impianti, rifiuti speciali. Sono i nodi su cui da Iren sollevano le principali obiezioni. Di fatto, l’obiezione è una sola: imponendo la differenziata a livelli elevati, come far rendere l’inceneritore da un punto di vista economico? La risposta sarebbe una: bruciando più rifiuti, come in via ipotetica consentito dallo Sblocca Italia.
L’accordo. È in questo scenario che nasce l’accordo fra la Regione e la multiutility, nel quale viene posta all’inceneritore di Ugozzolo una forma di “autolimitazione”: saranno 132.500 le tonnellate di rifiuti da smaltire annualmente, per un impianto che a pieno regime potrebbe arrivare a 190 mila. Delle 132.500 tonnellate, 125 mila saranno costituite da rifiuti urbani di Parma e Reggio e 7.500 da rifiuti speciali (fanghi e ospedalieri di Parma), come previsto dal Piano regionale dei rifiuti. Ma è sui rifiuti speciali che si è aperta la partita di Poiatica, al centro di quello che dovrebbe essere un progetto di miglioramento morfologico che non convince enti locali e comitato. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12945499:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/02/12/fotogalleria/rifiuti-la-discarica-di-poiatica-vista-dall-alto-1.12945499]]
Lo studio. Il comitato ha chiesto un accesso agli atti per visionare l’accordo, dove è previsto uno studio commissionato dalla Regione per capire come risolvere il problema dell’accumulo di acque sul sito. Dal comitato, temono che il miglioramento sia effettuato conferendo nuovi rifiuti. Un’eventualità che Iren non disdegnerebbe. Ed è per questo che Giancarlo Giachetti, il direttore della gestione impianti Iren Ambiente, ha chiesto espressamente la riapertura di Poiatica come «un'esigenza insopprimibile». Nelle osservazioni Iren, inoltre, si legge che «la riduzione dei rifiuti solidi urbani è ottenibile con una consistente de-assimilazione dei rifiuti, con un corrispondente incremento dei rifiuti speciali: tuttavia tale possibilità potrebbe avere ripercussioni non trascurabili sulle tariffe dell’utenza domestica». Una considerazione che segue a stretto giro le valutazioni sul tendenziale aumento dei rifiuti a fronte di un fabbisogno sottostimato degli impianti. Il vero nodo del braccio di ferro.
Rebus tariffe. Una riduzione dei costi. È questo uno dei nodi cui punta Iren, che sacrificherebbe temporaneamente la possibilità di bruciare 190 mila tonnellate a Parma: un limite potenzialmente concesso dallo Sblocca Italia, sebbene lo stesso decreto preveda agli impianti di rispettare le programmazioni regionali. Al massimo del suo potenziale, secondo recenti stime, l’inceneritore di Ugozzolo consentirebbe ad Iren una riduzione dei costi di smaltimento che inciderebbe su un abbassamento stimato in circa quattro milioni di euro per le tariffe di Parma e Reggio.
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