Stazioni sciistiche in crisi La Regione stanzierà soldi
Il presidente Bonaccini e l’assessore Corsini assicurano un ulteriore intervento e annunciano la richiesta al Governo di risorse destinate agli impianti di risalita
COLLAGNA. E’ una stagione da dimenticare per le stazioni sciistiche dell’Appennino reggiano. Una stagione che forse potrà ancora avere qualche giornata di attività, con una bella nevicata che tra febbraio e marzo non sarebbe certo inedita. Ma la stagione è compromessa: finora sono una dozzina le giornate in cui a Cerreto Laghi e a Febbio si è potuto sciare. Un quadro che porta con forza gli operatori ad interrogare anche gli amministratori regionali e il governo su possibili modalità di sostegno a un comparto che rischia il collasso.
Ieri si è tenuto un confronto in Regione, che ha visto l’impegno a valorizzare il distretto turistico dell’Appennino emiliano-romagnolo con risorse aggiuntive per sostenere le stazioni invernali. All’incontro, che si è tenuto a Bologna, hanno partecipato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, l’assessore regionale al turismo e commercio Andrea Corsini e i rappresentanti della Federfuni Emilia-Romagna, associazione che rappresenta le aziende e gli enti proprietari ed esercenti del trasporto a fune in concessione.
Al centro della riunione, la situazione sulla stagione invernale. La giunta si è impegnata a valorizzare ancora più il distretto appenninico nell’ambito della nuova legge regionale sul turismo, e a stanziare ulteriori risorse. «In particolare – hanno spiegato Bonaccini e Corsini – la prossima manovra di assestamento prevederà un contributo straordinario aggiuntivo rispetto agli oltre 1,9 milioni già stanziati dalla Regione nel bilancio 2016 per la qualificazione delle stazioni invernali e del sistema sciistico dell’Emilia-Romagna. Verificheremo poi con il governo le condizioni per attuare anche misure nazionali di rifinanziamento della legge 166 del 2002 che prevede risorse per gli impianti di risalita nelle Regioni a statuto ordinario».
Federfuni, in una nota firmata dal presidente nazionale Andrea Formento, sottolinea «la difficile quanto critica situazione che moltissime località sciistiche stanno soffrendo per la perdurante mancanza di neve, elemento questo necessario quanto indispensabile per salvaguardare l'economia delle popolazioni che abitano in montagna». Nelle scorse settimane la stessa associazione, che rappresenta circa 150 stazioni sciistiche sparse su tutto il territorio nazionale, aveva fatto al governo alcune proposte concrete, inserite in una possibile dichiarazione di calamità naturale.
Il dibattito in questi giorni è comunque molto ampio, e ha visto anche l’intervento di Valeria Ghezzi, presidente nazionale Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari), che ha espresso dubbi sulla richiesta di calamità naturale: «Lo stato di calamità significherebbe prendere dei soldi dal governo che possono risolvere solo una difficoltà contingente. Ma poi, nel futuro? Come Anef abbiamo un programma di lavoro che guarda ad una collaborazione più fattiva con governo e Regioni, e a potenziare gli impianti di innevamento programmato. Vogliamo mettere in moto una collaborazione importante con le Regioni in modo che queste sostengano la montagna bianca per gli investimenti e gli impianti di innevamento. Magari per l’Appennino questo vale più che per le Alpi. La montagna va sostenuta altrimenti si spopola». (l.t.)
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