«Gibertini va assolto dal concorso esterno»
Processo Aemilia: parla la difesa del giornalista ai domiciliari, per lui l’accusa ha chiesto 14 anni
REGGIO EMILIA. Ha chiesto l’assoluzione per l’accusa più pesante: il concorso di associazione mafiosa. Perchè - ha sostenuto nell’aula l’avvocato Liborio Cataliotti - indirizzare qualcuno verso un calabrese per il recupero di un credito non basta per rispondere di concorso esterno. Dove il calabrese in questione è Antonio Silipo, a sua volta imputato in Aemilia.
Si è parlato di Marco Gibertini, ieri mattina nell’aula bunker delle Fiere di Bologna, dove il processo per rito abbreviato di Aemilia è alla fase delle arringhe difensive. E dopo che la pubblica accusa, rappresentata dai pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, ha chiesto per lui una condanna a 14 anni e 3 mesi.
L’avvocato Cataliotti è entrato nel merito delle altre contestazioni che vengono fatte all’ex presentatore della trasmissione “Poke balle”, nello specifico le cinque estorsioni.
Per due, ha chiesto l’assoluzione , mentre per le altre tre la derubricazione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. E l’eliminazione dell’aggravante della mafiosità. Tra le argomentazioni portate da Cataliotti, anche il giudizio del tribunale del Riesame che si era espresso a favore di Gibertini: era per l’estorsione dove la vittima presunta sarebbe l’imprenditore Mirco Salsi. Cataliotti, poi, ha ricordato anche l’atteggiamento collaborativo di Gibertini, attualmente ai domiciliari.
A Bologna ieri è stata affrontata anche la posizione di Francesco Lamanna, accusato di essere uno dei capi locali (fronte lombardo) e attualmente detenuto al 41 bis, nel carcere di Spoleto. Il suo legale, l’avvocato Luigi Colacino, ha fatto notare come attualmente Lamanna sia imputato in tre processi di ’ndrangheta contemporanei: Aemilia a Bologna, Pesci a Brescia e Kyterion a Catanzaro. Sostiene che non dovrebbe essere giudicato nel processo emiliano: abita a Cremona, gravita su quel territorio, andava in Calabria, ma non si è mai gravitato in Emilia. Il processo riprenderà lunedì. Si continuerà speditamente con le arringhe difensive, sino alla fine del mese. Poi, toccherà al giudice chiudersi in camera di consiglio, per uscirne con la sentenza per tutti gli imputati. Un primo punto di questo processo, il primo grande processo di ’ndrangheta in terra emiliana e che ha per la prima volta descritto e definito la locale emilia, come autonoma rispetto a quella di Cutro, da cui comunque proviene. Il 23 marzo, invece, i riflettori si accenderanno su Reggio Emilia, dove è fissata l’udienza preliminare del processo per dibattimento per gli altri imputati. In questi giorni, si saprà anche chi effettivamente realizzare il prefabbricato-bunker dentro il palazzo di giustizia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
