«Vogliamo la verità sulla morte di Giulia Non è stata fatalità»
Lo sfogo del padre della 15enne investita da una macchina «All’automobilista non hanno neanche sospeso la patente»
CORREGGIO. «Il processo non ci restituirà nostra figlia. Ma ci aspettiamo che faccia luce sulla dinamica dell’incidente e consenta di accertare le responsabilità». Gianni Epifani è il padre di Giulia, la studentessa del liceo Corso morta il 14 aprile scorso al Maggiore di Parma poco dopo un incidente in scooter in via Fosfondo.
L'8 marzo la conducente del Tiguan che si scontrò con la minorenne, una novellarese di 45 anni, comparirà davanti al gup che dovrà decidere se rinviarla a giudizio per omicidio colposo.
La famiglia di Giulia, assista dai legali Giovanni Tarquini e Domizia Badodi, vede il processo prima di tutto come un'occasione di verità. L'auto della conducente andava ai 70 chilometri all'ora, in un tratto dove il limite è dei 50: la velocità è stata accertata grazie al dispositvo Unibox (una scatola nera fornita da una compagnia assicurativa) installato sulla vettura.
I legali difensori hanno anche acquisito i tabulati telefonici della conducente del Tiguan, per verificare se al momento dell'urto ci fosse una telefonata in corso.
«Ogni valutazione sarà fatta nella sede competente - dice Gianni Epifani - ma in questi mesi abbiamo avuto l'impressione che la morte di Giulia sia stata considerata come una tragica fatalità, per la quale c'era poco da fare. L'incidente è avvenuto in un tratto dove la strada è molto stretta: mi aspetterei dopo quella tragedia dei controlli, un dosso, qualche accorgimento per limitare la velocità dei veicoli o sanzionare chi va troppo forte».
C'è un altro aspetto che turba la famiglia. La polizia municipale che ha effettuato i rilievi non ha ritenuto di dover sospendere, in via cautelativa, la patente della conducente, come spesso viene fatto in questi casi, rimettendo poi la decisione al prefetto. I genitori fanno fatica a comprendere le ragioni di questa scelta.
«E' come se l'incidente stradale non fosse considerato come qualcosa di grave. Sulla strada siamo tutti vittime e carneifici e dunque magari tendiamo ad essere accondiscendenti verso comportamenti che invece sarebbero da censurare. Chiedo a tutti di mettersi nei panni di una famiglia che ha perso una figlia di 15 anni. Quando questa vicenda sarà chiusa intendiamo fare qualcosa, impegnarsi per dare il nostro contributo affinché queste cose non succedano più».
La morte di Giulia è una ferita aperta per tante persone a Correggio. La studentessa del liceo Corso era una ragazza piena di vita: giocava a calcetto nella Virtus Correggio, frequentava l'oratorio di San Martino Piccolo, suonava il piano e la chitarra elettrica. In questi mesi la solidarietà nei confronti del padre Gianni, la madre Laura e la sorella Madia non è mai venuta meno. «Anche per loro è importante che venga accertata la verità su questa tragedia - dice il padre -. Nessuno ci ridarà nostra figlia, ma è importante che si sappia la verità, anche per riflettere su quello che accade sulle strade».
Giulia è stata coinvolta nell'incidente mentre stava andando in scooter da Fosdondo verso Correggio. La ragazza si apprestava a voltare alla sua sinistra quando arrivò dalla direzione opposta il Tiguan. L'impatto sbalzò la 15enne a 20 metri di distanza e le provocò ferite così gravi che ne causarono la morte poche ore dopo all’ospedale Maggiore di Parma, dove la minorenne venne portata in elicottero.
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