Licenziato in tronco dalla Tecnogear dopo 18 anni di lavoro: «E ora come farò?»
Il 42enne Fulvio Cardarelli è uno dei tre operai lasciati a casa dalla ditta: «Ho un figlio di 12 anni e un mutuo di 900 euro al mese: è terribile»
CAVRIAGO. Fulvio Cardarelli ha 42 anni. Da 18 lavora alla Tecnogear, dove ha potuto acquisire esperienza nella lavorazione finale dei pezzi prodotti, ed è anche nella rsu. La scorsa settimana ha ricevuto una notizia, arrivata sulla sua famiglia come una spada di Damocle: Cardarelli, come altri due colleghi, è stato licenziato. Oltre al risvolto professionale, esiste anche una grave ripercussione sociale: Fulvio ha un figlio adolescente e un mutuo da pagare.
Cardarelli, da quanto tempo lavora nell’azienda di Corte Tegge?
«A luglio saranno 19 anni che faccio l’operaio qui. Una bella fetta di vita. Sono entrato che ero poco più che un ragazzino e ora sono un uomo».
Video: il segretario della Fiom Cgil parla ai lavoratori
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Di che cosa si occupa all’interno di Tecnogear?
«Sono specializzato nel settore Lapper, una sigla che sta per lavorazione finale del pezzo. Ormai ho maturato una certa esperienza, in virtù dei tanti anni di lavoro qui. Un bagaglio di conoscenza difficilmente trasferibile ed è anche per questo che quello che è avvenuto, oltre ad essere spiacevole dal punto di vista umano e sociale, non è condivisibile dal punto di vista professionale. Si lasciano a casa persone che hanno trascorso una buona parte del proprio tempo ad affinare doti che nel corso degli anni si sono rivelate uno dei patrimoni dell’azienda».
Come le hanno comunicato il licenziamento?
«Mi hanno convocato mercoledì, poco dopo le 14. Ricordo il momento in cui mi hanno comunicato che il rapporto di lavoro con l’azienda, per cui lavoro da 18 anni e mezzo, sarebbe cessato di lì a poco».
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Quali motivazioni hanno utilizzato per spiegare le ragioni del licenziamento?
«Hanno detto che con l’entrata in vigore della legge Fornero, laddove si verificano parecchi problemi economici, le aziende sono costrette a diminuire il personale. In altre parole a licenziare».
Qual è la sua condizione famigliare?
«Abito a Reggio, ho una moglie, un figlio che nel 2016 compirà 13 anni. Mia moglie lavora part-time. Oltre ad avere una famiglia da mantenere, ho anche un mutuo da pagare e la rata è di 900 euro. Una situazione già di per sé pesante. Se pensiamo all’incubo del licenziamento appena piombato sulla mia famiglia, è terribile. Fino a qualche anno fa nessuno avrebbe mai immaginato di trovarsi in questa situazione dalla quale, purtroppo, si vedono poche vie d’uscita se non combattere a testa alta per i propri diritti».
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LA POSIZIONE DELLA CGIL: «Le motivazioni della ditta sono insussistenti»
«Quello della Tecnogear è il primo caso in provincia di licenziamenti per motivi che riteniamo insussistenti e del tutto ingiustificati e a cui reagiremo». Così il segretario provinciale della Camera del lavoro, Guido Mora, a margine della presentazione di una legge di iniziativa popolare della Cgil per un nuovo statuto dei lavoratori che la vedrà impegnata a raccogliere 1.5 milioni di firme (di cui riferiamo a pagina 10). «L’ azienda di Cavriago, di proprietà al 63% di un fondo investimenti Credem, ha licenziato tre lavoratori, per “giustificato motivo oggettivo”, cioè per motivazioni economiche. Tutto questo senza che l’azienda abbia manifestato crisi o abbia utilizzato ammortizzatori sociali».
Per il segretario della Cgil questi licenziamenti hanno un solo obiettivo: «Intimidire i lavoratori e condizionare la trattativa sindacale che sarebbe partita domani (oggi, ndr) per discutere di riorganizzazione del lavoro. La legge Fornero apre uno spazio a questo tipo di licenziamenti, a meno che non vi sia una manifesta insussistenza dei motivi, che in questo caso però non c’è».
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Questa legge «ha peggiorato la situazione precedente, offrendo nuovi spazi di manovra alle imprese. Dai dati disponibili emerge che l’azienda non è in crisi e nell’esercizio 2014, a rendere il bilancio negativo, sarebbero stati costi di avviamento e ammortamento per un milione e mezzo di euro l’anno. E’ questa voce far saltare i conti».
Si tratterebbe insomma di un’operazione che vede i 15 milioni per acquisto dell’azienda nel 2008 figurare come avviamento e sarà così fino al fino al 2022. «Sostanzialmente – ha concluso Mora – la proprietà ha investito 15 milioni di euro e si propone di recuperarli accantonandoli nel bilancio per un milione e mezzo annui, inquinando così la gestione caratteristica dell’azienda».
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