Gazzetta di Reggio

Reggio

«Lupi in montagna? Un ritorno spontaneo»

di Luca Tondelli
«Lupi in montagna? Un ritorno spontaneo»

Reggioni (Wolf Appennine center) interviene per smontare la tesi che siano stati “mollati” dal Parco

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LIGONCHIO. Un lungo e dettagliato intervento per cercare di sfatare una “leggenda” che si è diffusa e radicata in questi anni in Appennino. Lo ha pubblicato Willy Reggioni, responsabile del Wolf Appennine Center del Parco, e riguarda proprio quello che è il centro del suo lavoro da molti anni: il lupo.

La leggenda è quella che vuole la presenza di questo predatore come frutto di un’immissione. Afferma Reggioni: «Trovo abbastanza anacronistico che ancora nel 2016 qualcuno affermi che il lupo è tornato per mano dell’uomo. Affermazioni come “li hanno mollati quelli del parco” e “la situazione ora è sfuggita di mano” sono indifendibili e nello stesso tempo disarmanti se non addirittura sconfortanti. Sono spiacente di deludere, ancora una volta, un simile pensiero, ma devo confessare che non siamo stati così efficienti».

Prosegue Reggioni: «In realtà, l’affermazione più onesta è la seguente: il lupo è tornato su tutto l’Appennino, dall’Aspromonte alle Alpi Liguri, nonostante i parchi e i verdi. Il lupo è tornato spontaneamente perché si è mostrato molto più abile, rispetto a molte altre specie, nello sfruttare i cambiamenti avvenuti in Appennino».

Conclude l’esperto di fauna selvatica: «Se ancora oggi la stragrande maggioranza delle famiglie d’Appennino vivessero di agricoltura non sarebbe stato possibile il ritorno degli ungulati selvatici e quindi neppure quello del loro predatore naturale, il lupo. I cambiamenti socio-economici, che hanno portato al progressivo spopolamento e quindi ad un minore presidio della montagna, hanno permesso alla natura di esprimere tutta la sua capacità di “resilienza” ovvero di ricostruire ecosistemi più complessi rispetto a quelli fortemente semplificati dall’attività dell’uomo. Nessun lupo è stato “mollato” in passato e nessun lupo “sarà mollato” nell’ambito del Progetto europeo Life Mirco-Lupo del quale sono il responsabile».

«Qualcuno inoltre si domanda: a quando il primo Orso? Ma l’Orso non è il Lupo – dice Reggioni – Il ritorno spontaneo del lupo in Appennino è stato possibile anche grazie a caratteristiche intrinseche della specie che l’Orso non ha. Il lupo vive in branchi che occupano un territorio in forma stabile ed esclusiva e che difendono da altri lupi e branchi. Nel branco, inoltre, solo un maschio e una femmina si riproducono. Tutti gli altri individui del branco non si riproducono, anche se sono adulti. L’impossibilità a riprodursi, in conseguenza all’appartenenza ad un rango diverso rispetto alla coppia alfa e quindi inferiore nella scala gerarchica, spinge molti di questi lupi (giovani, ma anche adulti), proprio in questo periodo dell’anno, ad abbandonare il gruppo familiare e ad andare “in cerca di fortuna” ovvero di un territorio idoneo per caratteristiche di ampiezza, copertura e disponibilità di prede, non già occupato da un altro branco, con l’obiettivo di occuparlo con un altro animale (probabilmente in dispersione anche esso) e formare una nuova unità riproduttiva. Questa straordinaria organizzazione sociale del lupo, la sua intelligenza e la sorprendente capacità di adattamento ai diversi contesti ambientali, insieme alla rinaturalizzazione del territorio, sono le vere ragioni per cui il lupo, in 40 anni, è stato in grado di ricolonizzare spontaneamente tutto l’Appennino».

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