«Lupi in montagna? Un ritorno spontaneo»
Reggioni (Wolf Appennine center) interviene per smontare la tesi che siano stati “mollati” dal Parco
LIGONCHIO. Un lungo e dettagliato intervento per cercare di sfatare una “leggenda” che si è diffusa e radicata in questi anni in Appennino. Lo ha pubblicato Willy Reggioni, responsabile del Wolf Appennine Center del Parco, e riguarda proprio quello che è il centro del suo lavoro da molti anni: il lupo.
La leggenda è quella che vuole la presenza di questo predatore come frutto di un’immissione. Afferma Reggioni: «Trovo abbastanza anacronistico che ancora nel 2016 qualcuno affermi che il lupo è tornato per mano dell’uomo. Affermazioni come “li hanno mollati quelli del parco” e “la situazione ora è sfuggita di mano” sono indifendibili e nello stesso tempo disarmanti se non addirittura sconfortanti. Sono spiacente di deludere, ancora una volta, un simile pensiero, ma devo confessare che non siamo stati così efficienti».
Prosegue Reggioni: «In realtà, l’affermazione più onesta è la seguente: il lupo è tornato su tutto l’Appennino, dall’Aspromonte alle Alpi Liguri, nonostante i parchi e i verdi. Il lupo è tornato spontaneamente perché si è mostrato molto più abile, rispetto a molte altre specie, nello sfruttare i cambiamenti avvenuti in Appennino».
Conclude l’esperto di fauna selvatica: «Se ancora oggi la stragrande maggioranza delle famiglie d’Appennino vivessero di agricoltura non sarebbe stato possibile il ritorno degli ungulati selvatici e quindi neppure quello del loro predatore naturale, il lupo. I cambiamenti socio-economici, che hanno portato al progressivo spopolamento e quindi ad un minore presidio della montagna, hanno permesso alla natura di esprimere tutta la sua capacità di “resilienza” ovvero di ricostruire ecosistemi più complessi rispetto a quelli fortemente semplificati dall’attività dell’uomo. Nessun lupo è stato “mollato” in passato e nessun lupo “sarà mollato” nell’ambito del Progetto europeo Life Mirco-Lupo del quale sono il responsabile».
«Qualcuno inoltre si domanda: a quando il primo Orso? Ma l’Orso non è il Lupo – dice Reggioni – Il ritorno spontaneo del lupo in Appennino è stato possibile anche grazie a caratteristiche intrinseche della specie che l’Orso non ha. Il lupo vive in branchi che occupano un territorio in forma stabile ed esclusiva e che difendono da altri lupi e branchi. Nel branco, inoltre, solo un maschio e una femmina si riproducono. Tutti gli altri individui del branco non si riproducono, anche se sono adulti. L’impossibilità a riprodursi, in conseguenza all’appartenenza ad un rango diverso rispetto alla coppia alfa e quindi inferiore nella scala gerarchica, spinge molti di questi lupi (giovani, ma anche adulti), proprio in questo periodo dell’anno, ad abbandonare il gruppo familiare e ad andare “in cerca di fortuna” ovvero di un territorio idoneo per caratteristiche di ampiezza, copertura e disponibilità di prede, non già occupato da un altro branco, con l’obiettivo di occuparlo con un altro animale (probabilmente in dispersione anche esso) e formare una nuova unità riproduttiva. Questa straordinaria organizzazione sociale del lupo, la sua intelligenza e la sorprendente capacità di adattamento ai diversi contesti ambientali, insieme alla rinaturalizzazione del territorio, sono le vere ragioni per cui il lupo, in 40 anni, è stato in grado di ricolonizzare spontaneamente tutto l’Appennino».
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