Gazzetta di Reggio

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«Nessun favore alle mafie abbiamo detto tanti no»

«Nessun favore alle mafie abbiamo detto tanti no»

L’ex assessore all’urbanistica Ugo Ferrari ripercorre il lavoro delle giunte Delrio «Fin dal 2004 abbiamo provato a frenare la crescita edilizia della città»

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REGGIO EMILIA. E’ stato assessore all’urbanistica e vice sindaco della giunta Delrio. E di Delrio ha fatto anche le veci, quando il sindaco venne chiamato al governo Monti. Ugo Ferrari rompe il riserbo di questi mesi e lo fa con un intervento di cui pubblichiamo ampi stralci. Il testo integrale della sua nota è pubblicato sul sito della Gazzetta. «Reggio e l'Emilia - sottolinea Ferrari - si trovano ad un tornante decisivo nella lotta alle mafie e all'illegalità grazie ai colpi micidiali inferti negli ultimi anni dalle forze dell'ordine e dalle Istituzioni. I comuni e le istituzioni hanno messo in campo una serie di nuovi strumenti di contrasto senza precedenti. Uno dei punti di forza, come ricordava il Prefetto De Miro, consiste nel sostegno e nella collaborazione fra forza inquirenti, Istituzioni, forze politiche e associazioni. Oggi che ne sappiamo molto di più su come agiva la delinquenza organizzata, serve unire e non dividere per vincere questa difficile battaglia di libertà».

LA COMUNITA’ CUTRESE. Nonostante il tenore del suo intervento sia soprattutto tecnico, da urbanista ed ex amministratore, Ugo Ferrari affronta subito le questioni politiche. E la prima di queste riguarda il rapporto della città con la comunità cutrese. Secondo Ferrari la comunità cutrese è oggi «doppiamente vittima perché, come ci ricordava Ciconte, più esposta ai ricatti ed ora ai pregiudizi. Ha ragione - prosegue Ferrari - quel ragazzo cutrese che ha scritto domenica sulla Gazzetta di Reggio di una comunità nella sua stragrande maggioranza onesta, laboriosa, che ha fatto un lungo tratto di strada assieme ai reggiani. Ha ragione quando dice che la storia di Reggio e di Cutro non è solo storia di ndragheta, ma di lavoro, di condivisione, di progresso reciproco. Qui stanno le ragioni di Via città di Cutro e del gemellaggio. Si accusa Delrio perché in 9 anni anni da sindaco si è recato una volta a Cutro, io lo critico perché c'è andato poco e mi fa piacere che abbia dichiarato di volerci tornare. Spero - arriva a dire Ferrari - che vi si rechi presto anche il sindaco Luca Vecchi. Dobbiamo sentire il disagio di questa comunità che oggi si sente messa sul banco degli imputati. Solo così si può chiedere agli onesti e ai giovani di questa comunità di far sentire più forte la loro voce di condanna, aiutarci a capire cosa è successo».

SPETTACOLO INDEGNO. Poi Ferrari passa all’attacco di quello che oggi è il principale accusatore del Pd e dell’amministrazione: «Assisto - dice - ad uno spettacolo indegno messo in scena dal Movimento 5 Stelle e altri comprimari, il cui unico scopo è quello di generare una coltre grigia dalla quale emerga il sospetto, la calunnia. Non importa se si devono raccontare balle, infangare persone oneste. Non importa se si deve usare la commissione Antimafia o le lettere dal carcere come veicoli di misera propaganda.vedo un fiorire di personaggi che si affrettano a piazzarsi in prima fila,autodichiarandosi onesti piu' degli onesti, loro,cosi lungimiranti "l'avevano detto".Provo fastidio per tutto questo, - sottolinea ancora Ferrari - perché sono cresciuto con una generazione che considerava l'onestà, per chi ricopriva un incarico pubblico,non un merito per cui vantarsi,ma un prerequisito necessario, una ovvietà». E invece, oggi, si rammarica Ferrari, «la parola d'ordine sembra essere "attaccare il Pd",nel punto alto del proprio consenso e del buon governo, farne un caso nazionale. Per questo scopo, servono simboli forti: dal ministro Graziano Delrio, al sindaco Luca Vecchi e fin che ci siamo, processiamo l'intera classe dirigente degli ultimi decenni. Magari con una foto da utilizzare in campagna elettorale di una delegazione reggiana davanti all' Antimafia. Non importa se non c'è molto da aggiungere a quanto si sia già detto, se non c'e nessuna ipotesi di reato, c'è la foto!».

Qui, per Ferrari, finiscono le polemiche e inizia una analisi della situazione. Fatta da chi l’ha vissuta.

LA MADRE DI TUTTI I GUAI. «E' stata la crescita edilizia la madre di tutti i guai? Che ruolo hanno avuto gli strumenti urbanistici? Queste sono domande vere ,serie, ed io sono fra coloro che ritiene che si debba andare a fondo. Auspico però un luogo "neutro"dove si possa riflettere davvero, compiere analisi e trarre qualche conclusione fuori dal condizionamento della cronaca e della critica spicciola».

Secondo Ferrari , nella stagione urbanistica che va dal 2004 al 2014 «la regione Emilia Romagna, la più pianificata d'Italia, non ha dato ottima prova di sè, non è la cosa che le è riuscita meglio.Molte regole, troppa cementi-ficazione e in ritardo su come si costruiva rispetto ad altre parti d'Europa.

Delrio e la sua maggioranza nel 2004 - sottolinea Ferrari - proposero una nuova stagione urbanistica. Non la propose in contrapposizione al passato,ma con lo sguardo rivolto al futuro. Nella mia prima intervista dichiarai che «si era costruito troppo e piuttosto male» suscitando molte reazioni.

Nella primavera del 2005, in pieno boom edilizio, proponemmo un documento di maggioranza, con i Verdi e Rifondazione che indicava gli obbiettivi da perseguire, e a quella strategia ci attenemmo nei 9 anni successivi.

Nel 2006 approvammo il Piano Poliennale di Attuazione (PPA) che rinviava oltre il 35% delle volumetrie rispetto al PPA precedente; introducemmo il bilancio ambientale per i Piani Particolareggiati e, in essi, fu resa obbligatoria la quota di Edilizia Residenziale Pubblica».

LA SVOLTA. «Si trattava - dice ancora l’ex assessore - di primi segnali significativi che indicavano una strada, una volontà, anche se alcuni interlocutori ci guardavano come fossimo marziani o visionari. Nel 2009, dopo un lungo percorso di approfondimenti e confronto arrivò l'adozione del primo Psc che puntava tutto sulla “rigenerazione e la riqualificazione dell'esistente." dotate di tutte le moderne infrastrutture. Con il senno di poi - ammette Ferrari - si è trattato di scelte forse un po' velleitarie, ma questo era l'intento. Del migliaio di osservazioni al Piano Strutturale, cittadini ed imprese chiedevano, in piena crisi, l'equivalente di nuovi 12 mila alloggi ed un milione e mezzo di mq di aree produttive e commerciali».

Poi Ferrari ricorda: «Dicemmo "No"al 98,5% di queste richieste.Il piano si è chiuso con un "piu'"0,77% del territorio comunale, dunque,a parte il consistente pregresso ereditato,un sostanziale sviluppo "zero". Credo sia intuibile quante richieste e pressioni abbiamo dovuto reggere:da impresari che si dichiaravano rovinati se non veniva accolta la richiesta di variante,ad alcuni agricoltori che pensavano di essersi assicurati il futuro, vendendosi stalla e fienile per far posto ad un piccolo quartiere, ai semplici cittadini che volevano comprensibilmente la casa per i figli anche in aperta campagna.

Disegnammo e vincolammo la cintura verde della città, sette nuove aree bocca-te, 300.000 nuove piante da mettere a dimora. Facemmo un patto con le associazioni agricole:corrispondendo a tutto quello che serve per lo sviluppo dell'attività agricola, snellendo e semplificando ma frenando così residenze sparse e sottrazione di terreno agricolo. Infatti, cancellammo lotti in campagna e si impedirono nuovi urbanizzazioni in territorio agricolo».

TRASPARENZA. Tutte scelte che la giunta di allora non fece in solitudinema, ricorda Ferrari «coinvolgendo i cittadini e i loro rappresentanti, nella massima trasparenza. Durante l'intero iter del piano ho contato circa 300 incontri; alcuni convegni, interviste ad oltre 20 interlocutori autorevoli della città, 6 laboratori, 30 gruppi di lavoro costituiti e promossi dalle circoscrizioni,9 gruppi di giovani professionisti, per predisporre il piano dei servizi per capire meglio le forti trasformazioni intervenute e le proposte da attuare. Quaranta sedute di commissione consiliare,con tutte le carte sul tavolo in tempo reale.Valutammo tutte le richieste una per una,le circoscrizioni dedicarono in media 4 sedute a questo lavoro. Sono a verbale del consiglio comunale le migliaia di emendamenti e i contrasti al PSC da parte delle opposizioni ma anche i molti apprezzamenti per la trasparenza, il coinvolgimento e l'eccellente lavoro tecnico del gruppo guidato da Maria Sergio e per la conduzione impeccabile ed imparziale della commissione urbanistica da parte del presidente Salvatore Scarpino. Questi sono i fatti veri» dice Ferrari e se «la crisi ha fatto crollare l'edificazione ma i nuovi PSC sono la cornice entro la quale costruire il futuro».

Poi Ferrari fa autocritica: «Ho riflettuto a lungo, dopo l'inchiesta, su quali possano essere state le nostre colpe per non avere intuito la dimensioni del fenomeno mafioso. Non me la posso cavare dicendomi che toccava ad altri indagare. Ciò che riesco a dire è che una inconsapevole ingenuità e una dose di presunzione ci faceva sentire forti, immuni da questo contagio; non abbiamo messo nel conto dovuto che potessero annidarsi fenomeni così lontani da noi, per moralità e per cultura. La penetrazione della malavita organizzata non era certo percepita come oggi. Non c’erano molti nomi e cognomi noti da cui guardarsi».

LE INTERDITTIVE. Secondo Ferrari soltanto con l’azione del prefetto De Miro si sono avuti elementi circa l’infiltrazione mafiosa. «Il punto - scrive Ferrari - non mi pare sia chi abbiamo incontrato negli anni o se fra le migliaia di amministratori qualcuno ha comprato casa da un cutrese, che successivamente si è scoperto malavitoso, darei per scontato che questi soggetti si siano aggiudicati alcuni appalti pubblici, permessi di costruire. I sindaci e i dirigenti ricorderanno come a volte ci si rivolgeva alla prefettura per situazioni non limpide e spesso la risposta era:" non ci sono elementi sufficienti per negare legittimamente un appalto o una licenza". Si facciano pure queste verifiche - dice l’ex vice sindaco - anche se i punti essenziali da indagare però non mi pare siano questì ma piuttosto se amministratori e politici hanno tratto benefici personali da tutto ciò e se c'è stata, in qualche misura, connivenza. La risposta, a questo punto delle indagini, è no!

Così come sarebbe una enorme fandonia - prosegue Ferrari - imputare a chi, nei decenni scorsi, ha previsto più urbanizzazioni, con l'intento di favorire i fenomeni degenerativi che ne sono seguiti. Per queste ragioni vado orgoglioso, assieme a molti reggiani, di questa storia e dell'onestà dei nostri amministratori. In Emilia e a Reggio partiamo da un punto di forza essenziale e distintivo. Alla sbarra, nelle grandi inchieste di mafia, al sud come al nord,ci si trova davanti alla seguente fotografia: 3 mafiosi, un servitore dello stato infedele, un libero professionista, un imprenditore, un politico e un dipendente pubblico.

L’AUSPICIO. In Aemilia, e spero di non venire smentito in futuro, mancano l'amministratore e il dipendente pubblico. Io - dice ancora Ferrari - non ho memoria di un solo politico o dirigente pubblico con-dannato per fatti di mafia.Qui il Pd e le istituzioni locali e regionali, hanno voluto e finanziato il processo a Reggio, costituendosi parte civile e in passato hanno lavorato perché si aprisse una sezione antimafia a Bologna. Questo , allo stato delle cose, è il tratto distintivo di queste terre che ha fatto dire ai capi mafiosi, come ci ricordava Ciconte, che l'Emilia è "terra ostile", hanno fatto affari importanti, costruito una rete di fiancheggiatori ,ma non c'è la politica corrotta, le istituzioni stanno da un'altra parte, da quella della legalità e dell'onesta'».

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