Ora i Laghi di Tibbia sono “controllati speciali”
Associazione sportiva e ristorante finiti all’asta per difficoltà economiche La gestione attuale è problematica e le visite dei carabinieri sono frequenti
REGGIO EMILIA. Ma cosa sta accadendo al laghi Tibbia? Secondo gli intendimenti dei proprietari che l'avevano creato - il costruttore Oliviero Ruffini e la moglie Mariagrazia Pecchillo (vigilessa in pensione) - doveva essere un luogo tranquillo - a Rivalta, in via Albania - in cui pescare, con tanto di ristorante a fianco. Invece quell'angolo di serenità è diventato un inferno. L'intera struttura (divisa in due: l'immobile con annessi laghi per la pesca e il ristorante) è finita all'asta (sinora andata deserta) perché i proprietari si sono trovati in difficoltà economica, non riuscendo più a pagare le rate del mutuo contratto con la Banca popolare dell'Emilia Romagna.
«Per due volte abbiamo affittato il ristorante - spiegano marito e moglie - ma sia il ristoratore siciliano che quello calabrese fattisi avanti, hanno poi tradito la fiducia data, non pagando l'affitto. Con l'affitto dei locali intendevamo pagare il mutuo, invece…».
A tutto ciò si sono ora aggiunti dei contrasti giudiziari e la gestione dei laghi - data in affitto dall'Istituto vendite giudiziarie - si sta rivelando disastrosa, per non parlare delle frequenti "visite" dei carabinieri che potrebbero essere la "spia" di indagini in corso su chi frequenta la struttura destinata alla pesca sportiva.
Perizia contestata. Le prime frizioni importanti si concentrano nel procedimento di esecuzione immobiliare davanti al giudice. I proprietari degli immobili - sulla base delle valutazioni fatte dal loro tecnico di fiducia - contestano la stima del valore di mercato dell'intera struttura (1.200.000 euro) eseguita dal professionista incaricato dal tribunale. Per i coniugi Ruffini la struttura vale 600 mila euro in più. «Nella valutazione sono stati commessi diversi gravi errori tecnici ed anche delle omissioni - spiegano i due proprietari - a partire dalla centrale termica considerata in comune ai due immobili e a cui è stato dato il valore di 2.000 euro. Abbiamo allegato una fattura che prevede in realtà una spesa di 50.000 euro, escluse le opere murarie e gli allacciamenti elettrici. Inoltre ogni unità operativa, regolarmente accatastata, risulta essere indipendente l'una dall'altra. Sbagliata anche l'attribuzione dell'autorimessa in comune fra ristorante ed associazione: è stata assegnata al ristorante, tanto è vero che tutte le utenze e gli impianti sono collegati al ristorante stesso e assegnati nel 2009, quando ancora non esistevano i locali dell'associazione sportiva».
Sempre i due proprietari indicano poi le carenze nella relazione che avrebbero inciso notevolmente sul valore complessivo degli immobili. «Non è considerato - proseguono i coniugi - che i laghi sono in sopraelevazione e hanno una recinzione fatta di alveolari con un'altezza minima di 2.50 metri per un perimetro di 300 metri, più le fondazioni profonde e larghe per permettere di sostenere la recinzione stessa: tutto ciò ha richiesto costi elevati. Inoltre viene omesso che attorno ai laghi vi è un camminamento, ma anche che le sponde interne dei due laghi sono fatte in sassi fino ad una profondità di tre metri, non viene dichiarato neppure che i laghi hanno un impianto di illuminazione a se stante. Dimenticata pure l'esistenza di un depuratore. E ancora, la superficie totale del lotto dei laghi risulta di 13 mila metri quadrati, di cui 7.630 metri quadrati fanno riferimento allo specchio d'acqua. La stima del perito del tribunale è di 60.000 euro, valore che neppure a due pozzanghere può essere dato… Inoltre secondo il Poc (Piano operativo comunale) il terreno non è agricolo. Ora con la decurtazione derivante dalla normativa delle aste la proprietà si riduce a 37.000 euro: noi dovremmo sottostare a tanta ingiustizia? Speriamo che, chi di dovere, prendendo visione di quanto da noi dichiarato, possa intervenire». Marito e moglie non escludono un'azione legale nei confronti del perito del tribunale.
Laghi nell'abbandono. Disastrose poi le condizioni dei laghi, affittati a partire dal maggio scorso dall'Istituto vendite giudiziarie (Ivg) - custode dell'unità immobiliare - alla rappresentante crotonese dell'associazione di promozione sociale "Circolo laghi Tibbia". Contratto d'affitto (1.500 euro + Iva al mese) della durata di un anno e mezzo, per la pesca sportiva "no kill" (prendi e molla"). «Ci appelliamo a Rocco Russo, responsabile dell'Ivg, affinché intervenga. C'è una moria di pesci - indicano i proprietari della struttura - ai laghi non viene erogata l'acqua, ora calata di due metri e mezzo, di color marrone e fortemente inquinata. Gli ossigenatori non sono mai in funzione, i sassi delle sponde stanno tutti franando. Aree verdi e parcheggi sono nel più assoluto abbandono, le erbacce sono cresciute negli alveolari della recinzione che ha già ceduto in alcuni punti. Non c'è controllo: di notte, nel buio, c'è chi pesca nei laghi. Che cosa dire di quanto avvenuto l'11 agosto, quando i carabinieri hanno appurato che la responsabile in ferie fino al 15 agosto, aveva affidato ad un minorenne di 14 anni la gestione dei pescatori? E' stato fatto qualcosa per questo?». Fra l'altro i carabinieri sono giunti sul posto più volte per capire chi frequentasse i locali dell'associazione sportiva. Controlli di routine o c'è un'inchiesta in corso?
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