Gazzetta di Reggio

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«L’azienda parla di esuberi Ora viviamo in un incubo»

di Serena Arbizzi
«L’azienda parla di esuberi Ora viviamo in un incubo»

I timori dei dipendenti in lotta contro i licenziamenti comunicati dall’azienda «Otto persone di troppo, ma potrebbero aumentare e riguardare anche noi»

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CAVRIAGO. Un’emergenza sociale: così si potrebbe definire la situazione di allarme in cui sono piombate le famiglie dei lavoratori della Tecnogear, dove è stato proclamato uno sciopero a oltranza che durerà almeno sino alla fine della settimana.

Dipendenti che contano sul proprio salario per mantenere se stessi e le famiglie. Storie di persone che ogni giorno si guadagnano da vivere e che, da un momento all’altro, si trovano in un limbo: l’incertezza sul futuro e la possibilità concreta di perdere il posto di lavoro, così come è toccato ad altri 7 lavoratori, come è stato annunciato in questi giorni dalla proprietà.

«Mi sono trasferito apposta da Catanzaro a Reggio per lavorare alla Tecnogear e formarmi una famiglia – racconta Giuseppe Gallo, 35 anni, sposato, papà di un bambino di 2 e mezzo –. Sono venuto con la mia ragazza per cercare un futuro migliore. Viviamo in affitto, e la notizia di questi licenziamenti è solo l’anticamera di un incubo. Potrebbe succedere ad ognuno di noi di sentirsi dire: domani tocca a te lasciare il posto di lavoro. Quindi, massima solidarietà per le persone che oggi stanno vivendo la sofferenza del licenziamento. Tutti uniti, compatti, chiediamo che la proprietà ci ripensi».

Stessa paura per le incerte sorti lavorative per Lorenzo Ruozi, reggiano, 46 anni. «Io ho una compagna e lavoro alla Tecnogear da 10 anni. Sono operatore alle macchine dentatrici. In poche parole, mi occupo di ingranaggi. Non si era mai vista una crisi come quella di quest’ultimo periodo. Qui c’è sempre stato lavoro per tutti noi dipendenti che, complessivamente, siamo un’ottantina. Abbiamo paura perché si parla di 8 esuberi, ma chi lo dice che non aumenteranno da un giorno all’altro?».

Andrea Venturelli, 39 anni, è operaio di terzo livello. «Lavoro da 11 anni qui a Corte Tegge alla Tecnogear e ci sentiamo tutti in un limbo. Non ci sentiamo per nulla sicuri del nostro avvenire. La situazione è incerta. Per questo stiamo scioperando a oltranza da giovedì scorso. Da quando, cioè, è stato comunicato il licenziamento ai diretti interessati. Non è una semplice questione di solidarietà. Io vivo con mia mamma e non devo pagare un mutuo, Ma senza lavoro come si fa a stare sereni?».

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