Gazzetta di Reggio

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Il giallo dei due testamenti del critico d’arte Agazzani

di Jacopo Della Porta

Indagato l’amico Lusetti che ha portato dal notaio un foglio con le ultime volontà Qualcuno dice di aver visto un altro documento con le disposizioni di Alberto

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REGGIO EMILIA. Un testamento che per la Procura è falso e un altro che qualcuno dice di aver visto e che sarebbe sparito.

Le ultime volontà del critico d’arte Alberto Agazzani, trovato morto il 16 novembre scorso nella sua abitazione di via Farini, sono avvolte nel mistero. E sulla vicenda il pm Maria Rita Pantani ha aperto un’inchiesta per falso in testamento olografo.

L'indagato è l’amico Marco Lusetti, ex vicesindaco leghista di Guastalla, che il 23 dicembre si è presentato dal notaio con un foglio nel quale il critico d’arte lo nominava erede universale. Con lui c’era un amico comune che ha confermato che quelle erano notoriamente le volontà del defunto, una circostanza sulla quale non c’è unanimità.

Poco dopo la pubblicazione dell’atto qualcuno ha presentato un esposto e la procura ha disposto una perizia grafologica al consulente Giovanni Bottiroli, per il quale quelle poche righe non sarebbero state vergate da Agazzani. Una questione che sarà al centro di un incidente probatorio dove gli esperti nominati da tutte le parti dovranno dire la loro.

Ieri Lusetti ha diramato una nota per ribadire che il testamento «esprime in modo assolutamente veritiero le volontà testamentarie di Alberto Agazzani» e ha aggiunto che il critico «da lassù sta ridendo di questa situazione».

Il testamento è stato scritto su un foglio poi ritrovato in un libro ed è datato gennaio 2015. In poche righe Agazzani avrebbe espresso la volontà di nominare unico erede Lusetti. La procura ha acquisito alcune lettere del critico d’arte, per confrontare la scrittura, prima e dopo il grave incidente stradale di cui rimase vittima il 23 luglio scorso. Agli inquirenti non è sfuggito il fatto che il critico usava carta intestata e scriveva con la stilografica, mentre per il foglio, privo di intestazione, sarebbe stato usato un pennino. Come se non bastasse, alcune persone avrebbero parlato di un altro testamento, contenuto in una busta gialla, che avrebbero visto a casa di Alberto prima della sua morte. Di questo documento non c’è però traccia.

Dopo la consulenza dell’esperto di grafologia il pm ha chiesto al gip Giovanni Ghini di sequestrare tutti i beni del critico d'arte. Martedì la polizia giudiziaria ha perquisito il domicilio reggiano dell’ex leghista, che vive a casa di un'amica di Alberto, e ha sequestrato molti quadri (una cinquantina del pittore reggiano Ruspaggiari) e centinaia di libri e cataloghi d’arte. L’appartamento dove Agazzani viveva in affitto è già stato liberato, tranne alcuni mobili, e restituito al proprietario.

La procura sta inventariando i beni sequestrati e dovrà verificare se qualcosa è venuto a mancare. Ad esempio alcuni amici parlano di una collezione di orologi che però non è stata sequestrata (la famiglia del critico ha gestito per molto tempo una gioielleria in via Farini).

Il pm Pantani si appella a chi eventualmente fosse entrato in possesso di quadri, mobili ed altri beni del critico d’arte dopo il 23 dicembre e li invita a presentarsi.

Tra i beni sequestrati c’è anche un conto corrente postale e un’assicurazione ma l’impressione è che Agazzani non avesse un patrimonio cospicuo. Di certo aveva molti capi d’abbigliamento ricercati, da vero dandy, per i quali era noto, come cappelli Borsalino, cappotti e cravatte Hermès.

Tra gli amici più stretti, quelli che hanno accudito Alberto nei mesi successivi al grave incidente, e che sono prostrati per la sua scomparsa, questa vicenda aggiunge altro dolore. «Il suo vero tesoro erano i gatti Camillo e Mafalda, che sono stati adottati da due donne - commenta un’amica - e di cui mi stupisco non abbia lasciato detto nulla nelle sue ultime volontà».

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