Gazzetta di Reggio

Reggio

Agrimafie, Reggio è 87esima in Italia

Agrimafie, Reggio è 87esima in Italia

I numeri del rapporto di Coldiretti: tra le “vittime” il Reggiano, nel 2015 boom di furti nei campi

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. L’intensità dell’associazionismo criminale nelle province dell’Emilia Romagna è basso e medio-basso. È quanto emerge dall’indice di Organizzazione Criminale (Ioc) elaborato dall’Eurispes nell’ambito del quarto Rapporto Agromafie con Coldiretti e l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e nell’agroalimentare.

In Emilia Romagna – rileva Coldiretti regionale – il grado di penetrazione malavitoso è più evidente nelle zone romagnole, anche se risulta contenuto rispetto al resto della penisola. La prima provincia per presenza della criminalità è Rimini, con un Indice di Organizzazione Criminale del 21,7 (61simo posto in Italia). Nella classifica nazionale, seguono al 75° posto Bologna (Ioc: 15,2), al 77simo Ravenna e al 79simo Forlì-Cesena. Nella parte bassa della classifica, all’87simo posto Reggio Emilia (10,4), al 91simo Modena (8,7), al 93simo Piacenza (8,1), al 94simo Parma (7,7) al 95simo Ferrara (6,4).

«Quello che emerge - spiega Coldiretti - è una penetrazione della malavita che mette a rischio la concorrenza e il libero mercato legale, soffocando l’imprenditoria onesta e compromettendo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy». Secondo i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati, nella nostra regione sono stati sequestrati 230 beni immobili, di cui 78 destinati, 145 in gestione totale e 7 usciti dalla gestione. Le aziende sequestrate sono state 44, di cui 13 destinate, 19 in gestione e 12 già uscite dalla gestione.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene
(dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

L’agricoltura e l’agroalimentare dell’Emilia Romagna sono sotto tiro della malavita soprattutto per furti e frodi, che hanno avuto un forte escalation proprio dall’estate 2015. Oltre ai furti di mezzi nelle aziende, gli agricoltori emiliano romagnoli pagano anche il diffondersi delle frodi e delle falsificazioni nel settore agroalimentare. In testa alla classifica dei prodotti più falsificati ci sono i formaggi, prima di tutto il Parmigiano Reggiano, che deve far fronte a imitazioni in tutto il mondo, ma anche prodotti come prosciutto di Parma, aceto balsamico, conserve: il cosiddetto “italian sounding” supera per fatturato i 60 miliardi di euro, di cui 8 per i prodotti dell’Emilia Romagna. Si aggiunge il problema dell’Italian sounding di matrice italiana, rappresentato ad esempio dall’azione di chi importa materia prima dai Paesi più svariati, la trasforma e ne ricava prodotti che successivamente vende come italiani.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google