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LA POLEMICA IN SALA TRICOLORE

Bellentani: «La maggioranza mi voleva»

Bellentani: «La maggioranza mi voleva»

Così il consigliere civico. E a Capelli: «Io e Rubertelli siamo alleati, non un unico gruppo»

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REGGIO EMILIA. La maggioranza in Sala del Tricolore cercò di cooptare Cesare Bellentani.

A rivelarlo è lo stesso consigliere civico in Sala del Tricolore a Reggio che, dopo il sodalizio con la lista di Cinzia Rubertelli che ha dato vita alla “Alleanza civica” reggiana, replica agli attacchi del Pd. Il capogruppo democratico Andrea Capelli ha parlato infatti di gruppi “separati in casa”, tacciando le sinergie tra le liste (anche in funzione del dopo vecchi) di incoerenza politica. A stretto giro di posta arriva su facebook la replica degli interessati. «Pare che l'alleanza di due gruppi (il mio e quello di Cinzia Rubertelli) che sono rimasti tali, come si erano costituiti, e hanno aggiunto solo una denominazione comune (alleanza civica), sia risultato indigesto a qualcuno. Forse ha creato agitazione, in ogni modo fastidiosi pruriti. Per questo proponiamo a questo qualcuno un digestivo, un calmante naturale, un antistaminico generico», commenta Bellentani. Magari «a questo qualcuno, che i primi mesi, forse male interpretando il mio atteggiamento dialogante, mi proponeva il vero “salto della quaglia”, ovvero il passaggio in maggioranza, sarebbe meglio una sana analisi dei mille problemi di questa città, anzichè pontificare su ciò che sta facendo l'opposizione. Comunque rimane simpatico, quel qualcuno, così naif nella sua infantile enfasi».

Sulla stessa linea d’onda Cinzia Rubertelli: «Grandi barbuti studiosi in città stanno analizzando e approfondendo gli effetti di questa alleanza civica», afferma. Ma «dopo studi approfonditi - continua - non sono ancora riusciti a capire che si tratta di un patto serio, ponderato, deciso, condiviso e determinato a costituire un nuovo modello di governo civico per una città che è allo sbando, non governata o meglio governata da chi preferisce denigrare e prestare attenzione alle opposizioni piuttosto che risolvere i problemi e pensare a governare».

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