Dai reggiani al Comune solo 5 centesimi a testa
Destinazione del 5 x 1000: Reggio fanalino di coda della classifica provinciale I più generosi sono stati i cittadini di Baiso con 2,5 euro donati ad abitante
REGGIO EMILIA. Se per assurdo si dovesse misurare il consenso politico sulla base della destinazione del cinque per mille, Graziano Delrio avrebbe qualche motivo per preoccuparsi. Nella primavera del 2013, quando si dimise da sindaco per entrare nel governo Letta, i reggiani destinarono mediamente al Comune soltanto cinque centesimi a testa, attraverso le dichiarazioni dei redditi percepiti nel 2012. E' la cifra più bassa nell'ambito della provincia, che vede in testa Baiso, con 2,55 euro, seguito da Fabbrico (1,30) e da Rolo (1,11), ma si rivela in ogni caso poco attenta alle necessità economiche delle amministrazioni. Le somme complessive sono più consistenti, ma irrisorie in rapporto alla popolazione. Gli enti locali le hanno incassate alla fine dell'anno scorso e sono obbligati a spenderle per attività sociali rivolte a soggetti deboli del territorio. A Reggio sono andati in totale 8.329 euro, esattamente come a Scandiano, che però conta 25.389 abitanti contro 171.655. In termini assoluti la città è superata da Correggio, che ha ricevuto 15.138 euro (58 centesimi pro capite), Novellara (10.063 euro, 0,73 a testa), Fabbrico (8.818 euro) e Baiso (8.665). Busana ha percepito appena 97 euro, cioè 8 centesimi per abitante, Ligonchio 131 (0,16) e Collagna 212 (0,23). Sono elemosine, la cui somma provinciale arriva a 163.852 euro.
Donato Vena, consigliere comunale dei Comunisti italiani dal 2004 al 2009, s'è preso la briga di raccogliere questi dati, ricavandone una classifica, allo scopo di evidenziare quella che per lui è una prova dello scarso credito di cui godono gli amministratori: «Rapportando - spiega Vena - l'importo del cinque per mille alla popolazione residente, in alcuni casi si riduce quasi a zero l'attestato di fiducia che i contribuenti dimostrano nei confronti delle loro amministrazioni». In realtà soltanto nei piccoli centri si instaura quel rapporto diretto con il sindaco che può sensibilizzare in tal senso i cittadini.
In città, poi, non si è mai battuta la grancassa per sollecitarli a destinare al comune la propria quota contributiva. Vena lo ammette: «Quando facevo parte del consiglio comunale proposi che si desse la massima pubblicità a questa opportunità offerta ai contribuenti. Non se ne fece nulla perchè non si volevano penalizzare le associazioni destinatarie del cinque per mille». Ciò non toglie che le amministrazioni debbano renderne conto: «Sarebbe buona cosa - sottolinea Vena - che almeno i sindaci che hanno ricevuto gli importi più corposi comunicassero ai cittadini come li spenderanno».
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