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Fissato il processo in Cassazione per la morte di Titti Olivieri

di Elisa Pederzoli
Fissato il processo in Cassazione per la morte di Titti Olivieri

Rubiera: il 30 marzo Ivan Forte tornerà davanti ai giudici. La difesa chiede una nuova perizia psichiatrica

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RUBIERA. E’ fissata per il 30 marzo alle 10 davanti alla prima sezione penale della Corte di Cassazione di Roma l’udienza per il processo di terzo grado a carico di Ivan Forte, condannato a vent’anni di carcere per l’omicidio della compagna Tiziana Olivieri.

Non è ancora finita la vicenda giudiziaria del femminicidio di Rubiera, che nell’aprile del 2012 ha visto un uomo uccidere a sangue freddo la mamma del figlioletto, che allora aveva appena 11 mesi. Il difensore del 31enne, l’avvocato Francesco Pagliuso, ha fatto ricorso in terzo grado. Ha chiesto l’annullamento della condanna o la sua riforma.

E’ uno, principalmente, il punto su cui si fonda il ricorso: chiede la perizia psichiatrica per Ivan Forte. In primo grado gli era stata negata. E chiede il riconoscimento delle attenuanti dello stato d’ira e della provocazione.

«Ci opporremo a tutto - sono le parole dell’avvocatessa Barbara Tassi, che rappresenta la famiglia di Tiziana costituitasi parte civile - Ivan Forte era completamente capace di intendere e di volere, per tanto speriamo nella giustizia che confermi la condanna a vent’anni».

Era il 19 aprile del 2012 quando Tiziana Olivieri venne uccisa nel suo appartamento di Fontana di Rubiera. Per alcune ore, i soccorritori credettero di trovarsi di fronte a un incidente domestico trasformatosi in tragedia: l’incendio provocato da una candela rimasta accesa in camera da letto e una famiglia che riesce a mettersi in salvo tranne lei, la mamma 40enne.

A capire prima di tutti che quella non era la verità, fu la mamma di Tiziana, la signora Rosella. Quando arrivò nella palazzina di Fontana lo disse subito: «E’ stato lui». Una sentenza senza appello, che il cuore di una madre aveva pronunciato senza esitazioni davanti a carabinieri e vigili del fuoco che ancora stavano cercando di capire cosa accadde.

Ivan Forte, il compagno di Tiziana e padre del suo bambino, lo confessò soltanto alla sera di quella lunga giornata. Disse di averla strangolata e poi dopo qualche ora – e dopo aver portato in salvo il bambino e il cane di Tiziana - di aver dato fuoco all’appartamento, fingendo l’incidente.

Il perché dell’omicidio della donna che un giorno diceva di amare, lo hanno detto i giudici nella sentenza di secondo grado che ha confermato la condanna a vent’anni già definita in primo grado, quando il pubblico ministero Valentina Salvi aveva chiesto per lui l’ergastolo.

«Forte - scrivono i giudici d’Appello - non sopportava più il rapporto con la vittima, tanto è vero che aveva in corso una relazione clandestina e già in precedenza aveva avuto altre relazioni; mal tollerava le responsabilità derivanti dal suo status di convivente e di padre, non sopportava le critiche della donna nei confronti del suo pur discutibile stile di vita. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la pretesa incapacità di intendere e di volere. Ha ucciso per motivi del tutto comprensibili ed ha tenuto comportamenti razionali».

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