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I ragazzi reggiani a Terezin «La modernità dell’orrore»

di Adriano Arati
I ragazzi reggiani a Terezin «La modernità dell’orrore»

Nel campo che i nazisti usarono per ingannare gli ispettori della Croce Rossa «Era tutto finto, sembravano tutti felici. Poi andarono a morire ad Auschwitz»

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PRAGA. Un luogo di vita e di morte, un luogo di inganni e di vittime innocenti, vittime della guerra ai civili. È iniziato con una delle sue tappe principali il Viaggio della Memoria 2016 di Istoreco a Praga. Un viaggio che anche quest'anno porterà oltre mille studenti delle scuole superiori reggiane nel cuore dell'Europa, per conoscere da vicino i luoghi dell'occupazione nazista.

Uno dei cardini dell'esperienza praghese è il campo di Terezin, una vecchia fortezza asburgica divisa in due cittadelle e utilizzata dal nazismo come campo di trasferimento verso l'Est, verso un destino chiamato Auschwitz-Birkenau, e come enorme ghetto in cui imprigionare decine di migliaia di ebrei.

Un simbolo di modernità, per volti versi, come spiegano i ragazzi del Gobetti di Scandiano: «A Terezin passavano le famiglie, gli anziani, i bambini, non solo i soldati. Hanno rinchiuso lì tantissimi artisti, tante mamme, tanta gente che non era pericolosa. Una “guerra ai civili”: a inizio 900 le vittime civili erano un decimo rispetto ai soldati. Adesso è l'esatto opposto. Una cosa che ci ha colpito, non pensavamo fosse così. E Terezin è un esempio di questo, vengono i brividi».

Il campo a 60 km da Praga presenta un altro aspetto che ha molto colpito i ragazzi, oltre a quello dell'oppressione e della prigionia. «Terezin è stato un luogo di propaganda. La Croce Rossa è andata a visitare il campo, i nazisti hanno fatto una grande messinscena per questi inviati e li hanno ingannati – raccontano i ragazzi –. O forse gli inviati avevano paura, sapevano di rischiare grosso a dire diversamente. Abbiamo visto campi finti, stanze finte, un film su una partita di calcio. Sembravano tutti felici. E poi gli attori che interpretavano la scena sono finiti tutti a Auschwitz, a morire. E così migliaia di bambini. Fa impressione».

«In televisione e sui giornali si parla sempre di guerre, vediamo tante scene strane, e pensare che a volte non sia verità ma qualcosa fatto su misura è strano».

L'ultima parte della visita porta al grande memoriale costruito a fianco del forno crematorio della città grande. «C'era freddissimo, un vento gelido e la neve. Non stavamo bene, però forse così ci siamo resi conto di quello che provava la gente. Abbiamo visto delle stanzette con le stufe, ma non potevano usarle. Il carbone era da pagare e i carcerieri rubavano i soldi. Il memoriale è commovente, tantissime pietre, tantissimi simboli».

Tantissime persone, in fondo: «I loro corpi sono a Terezin ma le loro anime sono nei cuori di chi ha visto e non dimentica», sottolinea Davide della quinta C del Gobetti. Alla fine della visita, come sempre col Viaggio della Memoria, c'è stato un momento individuale per un omaggio floreale, un garofano bianco che ogni ragazza o ragazzo ha potuto lasciare dove voleva: «Per me, è stato molto importante posare un fiore in un posto significativo per noi. Io l'ho posato su una tomba, dove c'erano i forni crematori, della fila 4 perché, oltre ad essere significativo per me il posto, il 4 è il giorno in cui è morta mia nonna l'anno scorso», rivela una ragazza del Gobetti.

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